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PRIMARIE PD/ Amadori (Coesis): ecco perché Bersani deve aver paura (di Renzi)

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E’ necessario raffrontare il fenomeno a quanto avviene su scala europea; se pensiamo alla rivolta delle banlieues, dove furono bruciate 10mila autovetture, al tentativo di assaltare Wall Street o alle manifestazioni che hanno messo a ferro e fuoco Londra, non mi pare che la società italiana sia sul crinale dell’adesione a modelli contestatari antipolitici. Certo, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo ha goduto di un incontestabile successo; ma si è prodotto anche per l’assenza, da parte dei rivali, di una seria offerta politica. Non vedo, in sostanza, un popolo realmente arrabbiato, pronto a scatenare rivolte o a votare formazioni distanti dai criteri democratici.

Com’è possibile?

Esiste, negli italiani, una sorta di vaccinazione collettiva verso qualsivoglia classe politica. Sta di fatto che si è concluso un ciclo. Dopo la fine della Prima Repubblica si decise di dare fiducia a Berlusconi. Terminato, quindi, il ciclo berlusconiano, la società italiana si trova in procinto di scegliere una seconda volta il cambiamento. A differenza di 20 anni fa, tuttavia, non sa ancora tra quali opzioni. Non escludo che esistano i margini per l’emersione di un soggetto politico nuovo. Certo, abbiamo assistito in questi mesi al moltiplicarsi dei marchi. Ma ad una proposta politica realmente inedita, non ancora.

Se Renzi potrebbe rappresentare, per il centrosinistra, il rinnovamento, nel centrodestra non si assiste ad un fenomeno analogo; l’alternativa a Berlusconi resta Berlusconi.

Sul perché, è difficile individuare una risposta univoca. Sta di fatto che, mentre il Pd ha sempre avuto una struttura partitica tradizionale, il Pdl si è configurato fin da subito come una convergenza tra feudatari, ove è sempre esistito un imperatore”; che, a meno che non avesse deciso lui stesso di trovarsi un delfino – e questa strada, realmente, non l’ha mai seguita – sarebbe sempre rimasto assiso nelle sue funzioni. Ora che l’impero è debole, i feudatari non hanno alcun interesse a prenderne le redini, e preferiscono a continuare a gestire il potere nei propri ruoli.

 

(Paolo Nessi)

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