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IL CASO/ 2. Crosetto (Pdl): Monti usa lo spread per andare al voto anticipato

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Monti e Berlusconi (Infophoto)  Monti e Berlusconi (Infophoto)

Alla fine, per placare le polemiche, c’è voluta una telefonata di chiarimento tra Mario Monti e Silvio Berlusconi. Il premier si è detto infatti «dispiaciuto che una banale e astratta estrapolazione di tendenza di valori dello spread – recitava la nota di palazzo Chigi di ieri sera – sia stata colta come una considerazione di carattere politico». All’origine di tutto, l’uscita del presidente del Consiglio sul Wall Street Journal che aveva mandato su tutte le furie lo stato maggiore del Pdl («Se il precedente governo fosse ancora in carica, ora lo spread italiano sarebbe a 1.200»). Caso chiuso? Per l’On. Guido Crosetto, intervistato da IlSussidiario.net, non proprio.

Onorevole, lei è stato uno dei primi a partire a testa bassa contro il premier. Che lettura aveva dato di quelle parole?

Innanzitutto le dichiarazioni rilasciate alla stampa americana vanno contestualizzate. Risalgono a 15 giorni fa, quando Monti, e non solo lui, si era messo in testa di andare alle elezioni anticipate. Ecco perché cercava una provocazione.

Nessuna estrapolazione o lapsus, quindi, Monti voleva provocarvi?

Certo. Nessuna persona che abbia studiato economia o che abbia seguito un minimo i mercati finanziari potrebbe azzardare una cifra o avrebbe potuto farlo nei giorni che anticiparono le dimissioni di Silvio Berlusconi. Le previsioni non erano e non sono possibili. Per questo quella frase non ha alcun valore scientifico, ma solo politico.

Secondo lei il suo obiettivo è ancora il voto anticipato? E per quale motivo?

Diciamo così. Chi lo voleva ha capito che non è così semplice ottenerlo. Monti però sa che il futuro può ancora riservargli di tutto e non ha intenzione di bruciarsi. Vuole uscire “pulito” da tutta questa vicenda. 

Dai segnali che sta dando al centrodestra e al centrosinistra non sembra che voglia accreditarsi come indispensabile anche per la prossima legislatura?

Io sono convinto che abbia ambizioni internazionali, più che nazionali. Ci sono un sacco di posti interessanti a disposizione, a cominciare da quello del commissario europeo agli Affari economici e monetari Olli Rehn.
Per lui e i suoi “amici” l’Italia è un panorama troppo ristretto…

A giudicare dalle reazioni se quella dei 1.200 punti era una provocazione deve essere andata a buon segno. Ma non avete sostenuto anche voi che per far cacciare Berlusconi anche i mercati hanno giocato un ruolo decisivo? 



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