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Politica

J'ACCUSE/ Perché Di Pietro usa Craxi per attaccare Napolitano?

Antonio Di Pietro (Infophoto)Antonio Di Pietro (Infophoto)

Quale era l'obiettivo di Craxi? Braccato da avvisi di garanzia e da accuse sul finanziamento illecito, il leader socialista, dopo le ammissioni delle colpe finanziarie di tutti i partiti fatte alla Camera dei deputati, allargava il campo delle responsabilità sulle tante ambiguità e colpe delle forze politiche che in quel momento lo attaccavano spietatamente. A quella lettera di Craxi, Giovanni Spadolini e Giorgio Napolitano risposero con un comunicato congiunto di pochissime parole: «Presteremo l'attenzione necessaria alle riflessioni che Lei ha inteso sottoporci, riservandoci le opportune valutazioni nell'ambito delle nostre responsabilità».

Eppure nella lettera di Craxi c'erano particolari inquietanti. Come questo: «È solo del 22 giugno 1981 una lettera del Pci con la quale viene resa comunicazione alla dirigenza sovietica e direttamente a Ponomarev della decisione da parte comunista italiana di procedere allo smantellamento e alla distruzione di tre stazioni radio ricetrasmittenti. Questa decisione viene giustificata agli occhi dei dirigenti sovietici con il fatto che si era determinata una situazione di particolare pericolo giacché l'attentato di Alì Agca a Papa Woytjla aveva alimentato le ricerche in direzione della pista bulgara». C'erano tante questioni in ballo in quel periodo che si dovevano chiarire e che non sono mai state chiarite.

Tanto è vero che, di fronte a quel breve comunicato congiunto di Spadolini e Napolitano, il 5 novembre del 1993, Craxi riprende carta e penna e scrive un'altra lettera, questa volta solo a Spadolini. In questo caso  non c'è neppure uno scarno comunicato ufficiale, ma semplicemente nessuna risposta.
Saremmo curiosi di sapere che cosa ne pensa oggi Di Pietro di quel “caso Pecchioli” che passò presto nel dimenticatoio e della svogliatezza dei Presidenti delle Camere del tempo, Spadolini e Naplitano.

Ma il problema reale, in questo momento, è un altro. Perché la grande maggioranza dei politici italiani che, all'inizio degli anni Novanta, si schierò per la “grande pulizia” morale non è più compatta e mostra vistose crepe? Perché uno degli indiscussi protagonisti di “mani pulite” scopre oggi che Napolitano potrebbe addirittura (citando Craxi!) avere una doppia personalità? Perché  c'è tutto questo nervosismo sui ricordi e sul passato prossimo, che sta già diventando remoto, della Seconda repubblica?