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SCENARIO/ Alfano apre a Maroni, ma la Lega vuole la Lombardia

Archiviati i dissidi tra Palazzo Chigi e il Pdl, dopo le dichiarazioni del Presidente del Consiglio sullo spread, si torna di parlare di alleanze. L'intervista a LUCIANO GHELFI

Maroni e Formigoni (Infophoto) Maroni e Formigoni (Infophoto)

Archiviati i dissidi tra Palazzo Chigi e il Pdl, dopo le dichiarazioni del Presidente del Consiglio sullo spread, si torna di parlare di alleanze. Se Alfano chiama la Lega, Casini sembra voler fare un altro passo verso sinistra, appoggiando Rosario Crocetta (Pd) in Sicilia e aprendo alle garanzie civili degli omosessuali. Luciano Ghelfi, giornalista Rai, fa il punto del quadro politico con IlSussidiario.net. «Il Pdl continua a essere molto sospettoso nei confronti di Mario Monti – spiega Ghelfi –. Le uscite del premier sulla stampa straniera sono state troppo pesanti e discutibili, secondo lo stato maggiore del Popolo della Libertà, per essere solo il frutto di qualche errore comunicativo o addirittura del caso. Berlusconi e i suoi sono convinti che il Professore avesse un piano molto chiaro: far innervosire il partito affinché stacchi la spina».

A chi converrebbe oggi puntare sul voto anticipato in autunno?

La prospettiva andrebbe sicuramente bene a Bersani e Casini, oltre che al Presidente del Consiglio, ma non a Berlusconi, che ha ancora bisogna di tempo per organizzare il suo campo. Ecco perché Il Cavaliere ha deciso di non accettare provocazioni e ha subito chiuso il caso, anche se le dichiarazioni rilasciate al Wall Street Journal l’avevano mandato su tutte le furie.

È per questo che l’incontro di ieri tra Monti e Alfano si è concluso positivamente?

Direi di sì, anche se c’è dell’altro. La nota di Palazzo Chigi, in cui si fa riferimento alle proposte del Popolo della Libertà sull’abbattimento del debito pubblico, lascia intendere che il premier guarda con favore a questa ipotesi. Anzi, da quanto trapela, il Presidente del Consiglio sarebbe già alla ricerca di compratori internazionali per riuscire a monetizzare un patrimonio immenso, che si aggirerebbe intorno ai 300/400 miliardi di euro.

Tornando al piano che avrebbe in mente il Presidente del Consiglio, lei che idea si è fatto?

A mio avviso una strategia c’è, ma sulla scia di Ciampi, più che su quella di Dini.

Cosa intende dire?

Non credo che fonderà un partito come fece Lamberto Dini, potrà invece puntare a due traguardi alternativi: fare il ministro dell’Economia nel prossimo governo, garantendo così una continuità all’Italia, o, addirittura, il Presidente della Repubblica.
Lo scenario politico è comunque in completo movimento e credo che sia destinato a sciogliere tutti i nodi in brevissimo tempo, in autunno. A quel punto capiremo infatti se avremo dovuto chiedere un aiuto all’Europa (con un’inevitabile cessione di sovranità), quali coalizioni si andranno costruendo e con quale legge elettorale. Non a caso Berlusconi  su questo sta cercando di rallentare.

Per quale motivo?