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NAPOLITANO INTERCETTATO/ 2. Il giurista: siamo ancora prigionieri del '92

Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo (InfoPhoto) Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo (InfoPhoto)

Di qui gli interrogativi sull’esistenza della cosiddetta trattativa fra lo Stato e la mafia, al cui accertamento l’indagine palermitana era volta. Di qui, ancor di più, le domande derivanti dal relativo mancato accertamento: se quegli attentati non vi fossero stati, le cariche istituzionali dell’epoca sarebbero state ricoperte dalle medesime persone? L’indirizzo politico realizzato dai governi di seguito succedutisi sarebbe stato il medesimo? Si tratta di dubbi ulteriormente accentuati dalle divulgazioni giornalistiche di questi giorni sul presunto legame fra la diplomazia Usa e il più popolare fra i pm del pool di Mani pulite: può veramente dirsi che l’indagine di Tangentopoli sia sorta casualmente e sia stata condotta in modo imparziale e trasparente?

La specificità e la drammaticità del conflitto in corso, in definitiva, non derivano tanto dalla delicatezza costituzionale delle questioni coinvolte; discendono, piuttosto, dall’assenza di ragioni condivise e conclamate concernenti l’origine e la prosecuzione della Seconda Repubblica. Non per nulla si è trattato di una stagione istituzionale segnata da una transizione politica infinita e dal continuo e fallimentare tentativo di supplire con nuove regole (le riforme costituzionali!) all’assenza di un compromesso politico pari a quello fondante la Costituzione del ’48.

Rispetto a tale contesto, tuttavia, la scelta di costituzionalizzare il conflitto presidenziale, bene che vada, sarà suscettibile di originare una regola costituzionale in più e una lacuna normativa in meno. Basterà questo per rendere ragione del ventennio trascorso e di un futuro ancora ignoto?

 

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