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IL CASO/ 2. Napolitano e il "ribaltone" di Prodi

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Prima, nell’ottobre 2010, Napolitano ha bloccato il voto di sfiducia dando priorità alla legge finanziaria di Tremonti consentendo così a Berlusconi di recuperare la maggioranza. Nel novembre 2011, quando Berlusconi getta la spugna, Napolitano sbarra la strada sia al “ribaltone” sia alle elezioni anticipate ed impone un accordo tra i due principali partiti antagonisti nell’auspicio che di fronte alla gravità della situazione possano prevalere ed incontrarsi le anime riformiste e più responsabili presenti in entrambi i campi. Oggi registriamo il costante e talora decisivo appoggio del Quirinale alle misure economiche e ai rapporti internazionali di Palazzo Chigi mettendo in agenda incontri con le parti sociali e con gli interlocutori esteri.

Tutto ciò ha portato il Quirinale nel mirino delle polemiche soprattutto della estrema sinistra. Ma Giorgio Napolitano non ha fatto marcia indietro ed, anzi, si è ulteriormente esposto con tutta la sua autorevolezza bloccando chi puntava ad elezioni anticipate in autunno in quanto il Capo dello Stato non ha voluto correre il rischio di buttare all’aria l’azione di Monti e Draghi a tutela dell’Italia nell’eurozona. A ciò si è aggiunta l’insistenza di Napolitano sul mutamento della legge elettorale, il cosiddetto “Porcellum”, che lo stesso vertice del Pd - sulla base dell’accordo stretto con Vendola - non risulta più molto interessato a cambiare.

Sempre nel quadro di tutelare stabilità e credibilità nazionale infine il Quirinale è apparso in conflitto con l’estremismo giudiziario che pretende di tenere la vita parlamentare e democratica in balìa di contropoteri e di avventurieri extraparlamentari anche a rischio “default” dell’Italia.

Non è un Napolitano improvvisato. Alle spalle c’è la storia politica di un dirigente che anche nel Pci osteggiava il “berlinguerismo” e cioè l’attacco ai partiti e le maggioranze trasversali, sedicenti degli “onesti”, sponsorizzate da contropoteri extraparlamentari. Il recente discorso contro la “demonizzazione dei partiti” lo conferma nuovamente.

E’ così che su Napolitano si registra la spaccatura sia nel centro-sinistra sia nel centro-destra tra “giustizialisti” e “garantisti” con una convergenza parallela di quotidiani attacchi al Quirinale da parte della sinistra forcaiola e della destra scandalistica.

Sullo sfondo attacco a Napolitano e candidatura di Prodi si stanno sviluppando in modo conseguente. Prodi - sponsorizzato dall’area Pd-De Benedetti - è l’uomo delle privatizzazioni che non hanno diminuito il debito pubblico, della moneta unica disarmata e dell’“allargamento-colabrodo” dell’Unione Europea. Un’altra stagione di Italia commissariata e in svendita può essere alle porte. Di fronte a questa escalation della sinistra il berlusconismo sembra piuttosto intontito e solo alcuni – come Formigoni e Sacconi – hanno difeso il Quirinale fino ad auspicare una proroga di Napolitano. D’altra parte è anche vero che il vertice del Pd non manca di fragilità dato che appare destabilizzato sulla destra dal trentenne Matteo Renzi e sulla sinistra dal comico Beppe Grillo.

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