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Politica

IL CASO/ 2. Napolitano e il "ribaltone" di Prodi

Il Capo dello Stato Giorgio Napolitano si è esposto in prima persona dando vita a una campagna contro di lui proveniente sia da destra sia da sinistra. Il commento di UGO FINETTI

Foto: InfoPhotoFoto: InfoPhoto

Giorgio Napolitano si è esposto in prima persona dando vita ad una maggioranza imprevedibile tra i principali partiti antagonisti dell’attuale sistema maggioritario e ciò ha causato una reazione che si è tradotta in una campagna contro di lui proveniente sia da destra sia da sinistra.

Il fatto che tale soluzione – il governo extraparlamentare di Monti – sembra dare risultati positivi diffonde infatti la sensazione di un “invecchiamento” dei principali partiti e dello stesso sistema maggioritario su di essi basato e da essi praticato. Se cresce la tesi di un Monti bis – realistica o irrealistica che sia – ciò dipende dal fatto che è sempre più diffuso il timore che il “dopo Monti” si traduca in un ritorno al passato: i tifosi della riedizione o di un governo Prodi o di un governo Berlusconi, anche messi insieme, non sembrano maggioritari. Nel complesso leader e ministri dei “vecchi” partiti che hanno gettato la spugna nel momento più drammatico rischiano di essere considerati i responsabili di una sorta di “otto settembre” della Seconda Repubblica.

Il consenso a Monti ha ragioni molto concrete ed archivia l’idea della politica-spettacolo secondo cui le priorità sono l’”immagine” e l’”evento” (come si sorride, la ‘location’ del comizio, ecc.) nel momento in cui la questione principale è l’emergenza economica ovvero occupazione e risparmi.

Un dato non secondario è rappresentato dal fatto che il debito pubblico si trova, per la maggiore parte, nelle mani delle famiglie italiane e mentre nei mesi scorsi esse temevano che i loro Btp stessero perdendo valore in caduta libera, ora stanno tirando un respiro di sollievo. I beneficiari di tale mutato stato d’animo non sono Pd e Pdl, ma Napolitano, Monti e Draghi in quanto essi appaiono protagonisti di una ritessitura di rapporti internazionali che ha consentito all’Italia un recupero positivo. Il fatto che essi non abbiano alle spalle alcun partito non sembra delegittimare loro, ma, semmai, gli attuali partiti.

Considerando la rilevanza degli “incerti” e della “sfiducia” che concordemente segnalano tutti gli istituti di sondaggio emerge come estremamente diffuso il desiderio di una discontinuità di cui il Quirinale si è fatto interprete e promotore. Ed oggi campagne per il discredito dell’attuale inquilino del Quirinale e per l’elezione del suo successore si intensificano e si intrecciano da destra e da sinistra. Battaglia politica e legge elettorale ruotano intorno non alla governabilità del Paese, ma alla costruzione della platea parlamentare che eleggerà il nuovo Capo dello Stato. Sia il Pd sia il Pdl radunano infatti chi avversa i provvedimenti di Monti dalla a alla z, chi li approva dalla a alla z e chi li approva e disapprova a giorni alterni. Sostanza: prima si punta al Quirinale, poi il resto – la maggioranza di governo – segue di conseguenza.

Mentre il centro-destra appare perdente sale quindi la tensione tra centro-sinistra e Quirinale che agli occhi dei sostenitori di Bersani appare il principale responsabile del rinvio di una sicura ascesa a Palazzo Chigi.