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VITTADINI/ Italia al palo, liberiamo Steve Jobs

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Perché la discussione si è polarizzata sull’art. 18. Ma è inutile discutere dell’art. 18, se si mettono paletti rigidi all’entrata. Così, si finisce per ostacolare il lavoro dei giovani, pensando di tutelarli. Poi, la riforma Fornero ha ignorato anche un altro aspetto: il ruolo delle agenzie interinali.

 

Le agenzie interinali?

 

Sono una forma alternativa al collocamento pubblico, funzionante. E’ un collocamento di tipo privato-sociale, svolto da intermediari. La riforma ne parla pochissimo. E’ rimasto altresì irrisolto il dibattito tra politiche passive sull’occupazione, cioè sovvenzioni e cassa integrazione, e politiche attive sull’occupazione, come le agenzie private e non profit che aiutano al ricollocamento. Il ministro Fornero dice spesso che lo Stato non può assicurare posti di lavoro, ma che deve assicurare la possibilità di trovare un lavoro. Lo dice, ma su questo deve fare di più.

 

A conti fatti, il suo voto alla riforma Fornero è insufficiente

 

Come ho detto, non si può personalizzare, le resistenze sono fortissime. Ad esempio, al Meeting di Rimini il ministro, ha detto di voler ridurre il costo del lavoro, attraverso il taglio del cuneo fiscale sulle buste paga dei lavoratori. Non gliel'hanno consentito. Si diceva: uno dei nodi della mancata crescita è il basso livello di consumi interni. Questo perché le retribuzioni sono basse; ma sono basse anche perché il cuneo fiscale è altissimo.

 

Allora propone di aumentare le retribuzioni per favorire i consumi?

 

Certo. Supportando le famiglie, come in Francia. La famiglia è fattore di crescita, perché sostiene l’investimento in capitale umano. Ma è anche un pilastro del welfare, perché supporta anziani e disabili. Infine, è propulsore del risparmio privato, che rende solido il Paese. Tutte voci che andrebbero sostenute dal governo.

 

L’ Italia ospita il Papa ed è culla del cattolicesimo. Molti partiti e molti politici citano continuamente valori cattolici. E spesso parlano di politiche per la famiglia. Poi, a ben vedere, i paesi che in Europa hanno le politiche più massicce di sostegno alle famiglie sono quelli definiti “laicisti”. Come Svezia e Danimarca. Perché?

E’ proprio così. E questo accade perché in Italia c’è stata un’involuzione, partita nella prima Repubblica e continuata nella seconda: l’appiattimento di molti cattolici su una visione statalista.

 

In che senso?

 

In altri Paesi, dove il dibattito è più laico, si è guardato all’essenziale; cioè a valorizzare i settori più produttivi. Come la famiglia. Senza dividersi tra cattolici e non. In Italia, una maggiore laicità nel dibattito non guasterebbe: aiuterebbe a crescere la famiglia, la scuola pubblica e quella privata. Eviterebbe la polarizzazione ideologica.

 

Tira le orecchie ai cattolici al potere?

 

Rimprovero il clericalismo anche degli anti clericali: invece di valutare le proposte per il valore che hanno per la persona si discute se sono cattoliche o meno. Basta dividere la società in base all’appartenenza e al colore. Prenda gli Usa. Laggiù il dibattito su scuola pubblica e privata lo stanno superando.

 

Come?

 

Con le charter school. Sono scuole interamente gestite da famiglie; ma il bene a disposizione, la struttura, è pubblica. Questo modello sta superando la polarizzazione pubblico-privato. E’ una scuola libera, in cui non interessa più chi la fa, ma la qualità degli studenti che forma.

 

Insomma, da CL arriva un richiamo alla laicità. Una notizia.

 

A mio parere, da sempre chi è educato in Cl è abituato a pensare in termini laici. Basta ricordare cosa rispose Giussani quando gli fu chiesto se si sentisse più garantito da un cristiano al governo. Rispose di no e aggiunse che “il problema è la sincera dedizione al bene comune e una competenza reale e adeguata”. Il contrasto Guelfi-Ghibellini ingessa ancora il Paese. Parlare di sussidiarietà e solidarietà significa uscire dalle ideologie del passato, discutere dei fatti.

 

La sussidiarietà è la sua bussola. Un principio, che ha ispirato la costruzione europea. Ma l’Unione è percepita sempre più come un mostro burocratico e accentratore, piuttosto che come una pianta con molte radici e altrettanti rami.

 

Questo perché l’unica cosa che ha sviluppato l’Europa è la sussidiarietà verticale, cioè il rapporto tra Bruxelles e gli Stati. Non si parla mai di sussidiarietà orizzontale, cioè dell’importanza che lo Stato non faccia ciò che può fare il privato.

 

Bruxelles è lontana?