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VITTADINI/ Italia al palo, liberiamo Steve Jobs

Pubblicazione:martedì 11 settembre 2012

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(Da ItaliaOggi di martedì 11 settembre. Di Luigi Chiarello)

 

Oggi come ieri, dinanzi alla crisi mondiale, tornano a confrontarsi le due grandi vie del capitalismo. Lo stato in economia (socialdemocrazia) e lo stato mero regolatore (liberismo). Lei da che parte sta?

 

Io sto con la sussidiarietà coniugata con la solidarietà: il vero sviluppo nasce “dal basso”; l’uomo, singolo e associato, è il soggetto e l’oggetto della sua iniziativa sociale. Nelle correnti di pensiero che lei cita, tutto sembra nascere da meccanismi. Ma i meccanismi hanno fallito perché non hanno tenuto adeguatamente in conto il soggetto propulsore della crescita: la persona, come afferma la scuola economica austriaca che fa capo al premio Nobel 1974 von Hayek. La sussidiarietà nasce da un’antropologia positiva, contraria a quella nata nel 600 per cui il fondamento della società umana è l’egoismo individuale che in qualche modo si risolve in benessere comune grazie ai meccanismi di mercato (la mano invisibile di Adam Smith).

 

Il suo uomo, invece, com’è?

 

E’ l’opposto: positivo e creatore, ultimamente determinato dal desiderio di essere, di costruire, con il sostegno di ideali e fedi, per sé e per gli altri.

 

Esempi?

 

Prenda Steve Jobs. In lui non c’era solo l’ansia del profitto, ma il gusto di fare cose belle, oltre che utili per la vita del potenziale cliente. Questo è il cuore dello sviluppo. Statalismo e liberismo, invece fanno fuori il soggetto propulsore: il primo togliendogli l’iniziativa, il secondo misurandola solo con un criterio di breve respiro, il profitto. Queste ideologie sono insufficienti a generare nuova crescita e oltre tutto sono manichee: concepiscono l’uomo positivo solo nel non profit.

 

In una intervista al Corriere lei ha usato questa immagine: il nostro paese è come i Prigioni di Michelangelo. La declini su un terreno economico.

 

I Prigioni di Michelangelo sono uomini con muscoli vigorosi, ma imprigionati nella roccia. Dobbiamo liberare l’energia di quei muscoli. Ma come? Di cosa sono fatti quei muscoli? Di desiderio insopprimibile, di educazione e di talento. Che, poi, sono anche valori alla base della buona imprenditoria. Steve Jobs e Bill Gates, Bill Hewlett e David Packard, sono persone piene di spirito d’iniziativa e creatività. In Italia, non sarebbero mai usciti dai garage dove hanno cominciato.

 

In molti pensano che a strozzare la crescita sia l’eccesso di beni a disposizione. Altri dicono che è il basso livello delle retribuzioni. Lei?

 

Secondo me è la sfiducia e il borghesismo che, ad esempio, lasciano sacche di rendita enormi che non vengono rimesse in circolo.

 

Cosa intende per rendita?

 

Quanto costa la burocrazia all’impresa italiana? E la presenza di lavori improduttivi nelle p.a.? Quanto costa l’attuale situazione del mercato del lavoro? E certa formazione professionale: serve per formare i lavoratori o per occupare il proprio personale? Guardi ad alcune municipalizzate: lavorano a costi più alti del mercato, questa si chiama rendita. Oggi non possiamo più permettercela.

 

Cosa propone?

 

Occorre finirla con provvedimenti generici. Occorre abbassare le tasse a quei soggetti che investono, occupano, esportano. Così si potrà rimettere in moto, nel medio termine, tutto il Paese.

 

I soggetti in azione?

 

Vuole degli esempi? Mapei, Ferrero, Luxottica. Se vanno forte, il governo faccia politiche industriali in funzione loro. Non generalizzate. Cambiamo settore: se la sanità, in Lombardia, costa all’ente pubblico il 5% del Pil regionale, mentre la media nazionale è 6,8%, allora il governo non faccia tagli orizzontali. Ma tagli dove si spreca. I provvedimenti vanno fatti in rapporto al soggetto in azione.

 

Torniamo ai consumi. La leva fiscale è stata fortemente utilizzata dagli ultimi esecutivi. Nessuno escluso.

 

E’ così. E deprime l’economia. Non so se Monti potesse far diversamente. Le resistenze al taglio della spesa pubblica sono infinite. Ma questa fase va chiusa. Il governo non deve più intervenire sull’aumento delle entrate, ma sulla riduzione delle spese. A questo punto bisogna fare una scommessa.

 

Quale?


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