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PRIMARIE PD/ Rondolino: Renzi vs Bersani, una lotta tra "Blair" e l’usato sicuro

Pubblicazione:sabato 15 settembre 2012 - Ultimo aggiornamento:sabato 15 settembre 2012, 11.42

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Mentre la sfida per le primarie entra nel vivo, Matteo Renzi non si smentisce ed escogita l’ennesima sortita per creare scompiglio e – soprattutto – parecchia irritazione nell’establishment over 60 del Pd. A nessuno della vecchia guardia è mai passato per la testa e mai sarebbe passato di chiedere voti a destra. Secondo il bon ton della sinistra, nel campo avversario vi è solo spazio per la presenza di nemici. Trattare con essi è cosa disdicevole. Renzi, invece, lo ha fatto. Dichiarando: «Non ho paura di chiedere i voti del centrodestra». Poi, riferendosi agli scontenti di Berlusconi, ha aggiunto: «Noi non abbiamo paura di venire a stanarvi dalle vostre delusioni», infarcendo il suo discorso di una serie di elementi tipicamente destrorsi, quali il merito, il federalismo, l’abbassamento della tasse. Abbiamo chiesto al giornalista e scrittore Frabrizio Rondolino cosa si sta agitando nel centrosinistra.

C’è qualcuno che sostiene che, in realtà, Renzi sia una specie di infiltrato di destra nella sinistra…

Ma no… La sinistra di Renzi non l’ha di certo inventata Renzi e ha dei precedenti nella politica italiana, il più illustre dei quali è stato Veltroni che, a sua volta, aveva abbracciato la linea clintoniana e quella blairiana; come del resto fece, purtroppo per una breve fase, lo stesso D’Alema. Che lui sia a sinistra è fuor di dubbio, quindi. Di una della due presenti in Italia, almeno.

Quali sarebbero?

La cosiddetta sinistra riformista e quella socialdemocratica-neocomunista.

Perché, in ogni caso, si è rivolto al centrodestra?

Perché vuole vincere le elezioni. Mi pare ragionevole che un candidato chieda voti anche alla parte avversa.

Non crede che farlo prima di essere il candidato premier, saltando quindi un passaggio, possa gettare scompiglio nel suo stesso elettorato?

Credo, in realtà, che sia proprio quella la chiave giusta per le primarie. Lui non è in campo per fare il capo del Pd. A lui, come a qualunque italiano, non credo possa importargliene di meno. Così facendo, quindi l’attenzione viene portata fin da subito sulla sostanza.

Quindi, se dovesse governare, cosa farebbe? In molti, infatti, gli rinfacciano di puntare tutto esclusivamente sul suo dato anagrafico

 


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