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Politica

L'ITALIA DI RENZI/ Giorgio Gori: vi racconto i "segreti" di Matteo

Il camper, i colori della campagna, lo slogan: GIORGIO GORI ci spiega quale idea di comunicazione sta dietro la campagna per le primarie di coalizione del sindaco di Firenze  

Matteo Renzi (InfoPhoto)Matteo Renzi (InfoPhoto)

Non lo dicono, ma lo temono. Che bisogno aveva Berlusconi, altrimenti, di decantarne le lodi? «Porta avanti le nostre idee - ha detto - e se dovesse vincere le primarie si verificherà un miracolo: il Pd diventerà finalmente un partito socialdemocratico». Chiaro, voleva "bruciarlo". Pure gli over 60 del Pd, schierati pressoché all’unisono contro Renzi, e principale oggetto della sua "rottamazione", qualche timore iniziano ad averlo. Specie da quando ha osato quello che nessuno poteva pensare: invitare gli elettori del centrodestra a votare per lui. Per ora, ovviamente, non è possibile. Non legittimamente, visto che parliamo pur sempre di primarie di coalizione. Si tratta di un futuro prossimo, ma la suggestione è stata notevole. E, in molti, si domandano quanto l’operazione dell’enfant prodige sia il frutto della sua originalità nello sparigliare le carte, e quanto sia debitrice nei confronti di Giorgio Gori, fondatore della casa di produzione televisiva Magnolia, curatore della comunicazione del sindaco di Firenze e considerato la vera anima del "renzismo". Lo abbiamo chiesto direttamente a Gori.

Qual è l’idea di fondo della strategia comunicativa di Renzi?

Lui, già di per sé, è un grande comunicatore. E’ abituato a stare in mezzo alla gente. E a parlare con un linguaggio comprensibile da chiunque, lontano da quello della politica tradizionale. L’obiettivo di fondo, quindi, consiste nel non alterare tale naturalezza.

Al di là degli aspetti legati alle sue capacità, ci sono dei fattori che riflettono messaggi ben precisi, si direbbe messi a punto da dei professionisti. Ad esempio, perché avete escluso dalla campagna elettorale i colori tradizionali del Pd, il rosso e il verde?

Abbiamo preferito richiamare i colori del Partito Democratico americano, uno dei riferimenti della concezione che Renzi ha della sinistra.

Come è nato lo slogan “adesso!”?

Tanto per cominciare, va detto che Renzi, con molta onestà, ha ammesso che, effettivamente, già Franceschini, che lui aveva votato, lo aveva utilizzato. Ma non se ne ricordava. Segno evidente del fatto che, in quel caso, la comunicazione fu scarsamente efficace. In ogni caso, si è voluto sottolineare la perentorietà dell’invito, per far intender che, al di là delle elezioni politiche, ancora da venire, già adesso si sta giocando una partita molto importante: la mobilitazione di tutti i potenziali elettori del centrosinistra.

Renzi si è rivolto persino a quelli del centrodestra…

I giornali hanno messo l’accento su un breve passaggio del suo discorso. Sta di fatto che, con quel richiamo, ha inteso esprimere uno sguardo non ideologico sulla natura della competizione. Ha concretamente ricordato, infatti, che nelle ultime tre elezioni la sinistra ha perso due volte, e una, sostanzialmente, ha pareggiato. L’unica possibilità di vittoria quindi consiste nel far leva su quegli elettori che, in passato, non hanno votato o hanno votato il centrodestra rimanendone delusi.

Perché ha scelto di viaggiare in camper?