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SCENARIO/ Polito: tutte le incognite che legano le mani a Berlusconi (e al Pd)

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Ciò che accadde all’epoca è noto: non solo la Merkel, ma anche Sarkozy, riteneva che l’Italia, nelle condizioni in cui si trovava, sarebbe potuta esplodere come la Grecia. Fecero pressioni affinché si cambiasse registro. Pressioni che, da Berlusconi, furono accolte. Bisogna, cioè, dargli atto del fatto che, con oggettivo senso di responsabilità, comprese che facendosi da parte, l’Italia avrebbe ottenuto più fiducia da parte dei mercati. L’atteggiamento della Merkel di oggi rappresenta un semplice no comment che, effettivamente, tradisce l’ipocrisia di un pensiero invalso nel sentire comune, secondo il quale alcuni Stati non ingeriscono nella vita degli altri.

Perché Berlusconi ha manifestato un tale appoggio per Renzi, affermando che, se vicesse, finalmente, avremmo anche in Italia un partito socialdemocratico? 

Effettivamente, il Pd cambierebbe radicalmente, con un Renzi vincitore. Addirittura, il partito potrebbe non rimanere in piedi. Gran parte dei suo esponenti e dei suoi militanti non potrebbero accettare di prender  parte ad una sorta di deriva liberale. Credo, in ogni caso, che il fine di Berlusconi sia consistito esclusivamente nel creare divisioni in seno al Pd. Non credo che sia ancora giunto al punto da ragionare in vista di chi possa essersene il candidato. Tanto più che lui stesso non ha ancora sciolto le riserve sulla propria candidatura.

A seconda di chi vinca, tra Bersani e Renzi, cosa cambierebbe realmente?

La sostanziale differenza tra i due consiste nella patrimoniale. Il primo l’ha inserita nel proprio programma, il secondo no. Si tratta di un tema estremamente caro alla sinistra; che se, da un lato, potrebbe avvantaggiare Bersani, dall’altro potrebbe penalizzarlo: considerando il contesto, infatti, gestire l’eventuale ulteriore tassazione potrebbe essere piuttosto complicato. In ogni caso, credo che la materia diventerà sempre più terreno di scontro elettorale.  

 

(Paolo Nessi)

 

 

 

 



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