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SCENARIO/ Polito: tutte le incognite che legano le mani a Berlusconi (e al Pd)

Pubblicazione:martedì 18 settembre 2012

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E’ molto meno scontata di quanto si immagini l’ennesima candidatura di Berlusconi alla presidenza del Consiglio; se è pur vero che, nel centrodestra, non si scorgono particolari alternative, tale ragione non può essere l’unica per scendere in campo - particolare tutt’altro che irrilevante - a 76 anni. Tanto più che le chance di successo, questa volta, sono estremamente risicate. Per questo, intervistato da Alessandro Sallusti sulla nave da crociera Msc divina, che ospitava i lettori de Il Giornale, l’ex premier ha rotto un silenzio che durava da mesi. Ma non gli indugi. Abbiamo chiesto ad Antonio Polito come interpretare le parole di Berlusconi, anche alla luce di quanto sta avvenendo in seno alla sinistra e sullo scacchiere internazionale.

Secondo lei, Berlusconi si ricandida?

Credo che lui stesso ancora non abbia deciso cosa fare. Del resto, è comprensibile: l’incertezza dell’equazione politica italiana è talmente elevata da allarmare i nostri partner europei e i mercati. Non solo non si sa chi governerà l’Italia, ma neppure quali saranno le coalizioni che si sfideranno, quali i candidati premier, e con che sistema elettorale si andrà a votare. In queste condizioni, c’è il rischio che, per un politico a fine carriera, l’eventuale ri-discesa in campo, rappresenti un ripiego, una forma di autodifesa, o l’ammissione di non aver trovato, semplicemente, nessuno in grado di sostituirlo. A tutto ciò, si aggiunga un’altra incognita.

Quale?

A fine ottobre, si vota in Sicilia. Lì, Pd e Udc sono alleati. La consultazione, quindi, avrà valore nazionale, perché consentirà di capire se l’esperimento sarà replicabile alle politiche. In caso di insuccesso, invece, potrebbe riaprirsi la strada del dialogo tra il partito di Casini e il Pdl. Sempre a patto, ovviamente, che Berlusconi si faccia da parte.

Non crede che, questa volta, l’unica certezza di Berlusconi sarà quella di non poter vincere?

Nell’attuale sistema, la frammentazione è tale che il concetto di vittoria è estremamente relativo. Ovviamente, come lui stesso ha ammesso, è destinato alla sconfitta se si voterà col porcellum. Quest’ultimo, infatti, premia la coalizione e Berlusconi è rimasto privo della Lega, dell’Udc e dei finiani. Oltretutto, in caso di sconfitta, l’ex premier dovrebbe spartirsi il 45% di seggi spettanti all’opposizione (il premio di maggioranza conferisce il 55% alla coalizione vincente) con l’Idv e Grillo.

Crede, quindi, che una legge elettorale si farà realmente?


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