BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

COSTI DELLA POLITICA/ I presidenti delle regioni: subito i tagli agli stipendi e più controllo

Pubblicazione:giovedì 27 settembre 2012

Roberto Formigoni (Infophoto) Roberto Formigoni (Infophoto)

Mano risoluta degli enti locali italiani. Proposta shock all’esecutivo. In pieno scandalo Fiorito la Conferenza delle regioni ha fatto sapere di voler tagliare un terzo dei consiglieri regionali in tutta Italia, sarebbero circa 300. I presidenti delle regioni e delle province autonome hanno altresì chiesto una riduzione delle indennità e maggiori controlli sul finanziamento dei gruppi. Addio anche ai benefit. A vigilare sulla trasparenza dei processi dovrebbe essere la Corte dei conti. Questi i punti salienti di un documento approvato oggi dalla Conferenza delle regioni. Per fare presto i sottoscrittori chiedono al governo di agire per decreto.

I presidenti delle regioni e delle province autonome italiane hanno chiesto all’esecutivo del premier Monti di stabilire in via definitiva, attraverso un decreto legge che garantisca un “percorso veloce e uniforme, nuovi parametri per Regione relativi a tutti i costi della politica, che prendano le mosse dall’adozione di criteri standard al fine di promuovere l’omogeneizzazione delle diverse situazioni regionali”. I punti rispetto ai quali si richiede una simile omogeneizzazione sono cinque. Vediamo quali.

Il primo punto sottoposto all’attenzione del governo è una riduzione “parametrata” per tutti i tipi di emolumenti percepiti da consiglieri, presidenti e componenti della giunta. Il secondo punto concerne la riduzione del numero dei consiglieri e degli assessori “in piena attuazione dell’art. 14 del decreto legge 138 del 2011”, la manovra Monti. In tale senso, spiegano i presidenti, andranno adeguati, ove occorra, gli statuti entro il 31 dicembre 2012. Al terzo punto il documento chiede che siano limitati e uniformati, sulla base di criteri omogenei, le spese dei gruppi consiliari, “eliminando i benefit sotto qualsiasi forma, riconoscendo esclusivamente il finanziamento delle spese riferite alle funzioni politico-istituzionali dei gruppi”. Tali spese debbono essere “sottoposte al controllo della Corte dei conti garantendo la piena trasparenza”. Quarto punto: eliminare ogni possibilità di “costituire nuovi gruppi che non abbiano corrispondenza con le liste elette”. Quinto, infine: occorre fissare il numero delle commissioni consiliari permanenti e/o speciali, prevedendo “la possibilità di costituirne da un minimo di 4 ad un massimo di 8, in base al numero dei consiglieri”.


  PAG. SUCC. >