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Politica

DDL ANTICORRUZIONE/ Il giurista: non cadiamo nella "trappola" dei giornali

Per MAURO RONCO, il decreto introduce alcune novità positive relative alla lotta al crimine nella pubblica amministrazione, mentre non convince dove pretende di cambiare il Codice penale

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Con il caso Lazio il ddl anticorruzione è tornato al centro del dibattito politico. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha sottolineato che sul fronte della corruzione “siamo messi molto male. Bisogna quindi superare questa condizione che è una condizione di inferiorità rispetto a molti Paesi europei e rispetto alla media”. Gli ha fatto eco il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, che rivolgendosi ai sindaci del suo partito ha ricordato la fondamentale importanza del “tema della legalità, della trasparenza e dell'onestà, di un rinnovamento morale”, e dunque dell'urgenza di approvare il ddl anticorruzione. Quindi ha chiesto: “Chi lo sta bloccando? Volete che in questa situazione non facciamo delle norme severe? Su questo bisogna andare giù veramente decisi”. Ilsussidiario.net ha intervistato l'avvocato e giurista Mauro Ronco, ex membro laico del Consiglio superiore della magistratura, intervenuto di recente nel corso di un’audizione in Parlamento sui temi della giustizia.

Quali caratteristiche deve avere un ddl anticorruzione per essere efficace oggi?

Il dispositivo si compone di due parti fondamentali. La prima è dedicata a combattere la piaga sociale della corruzione nella pubblica amministrazione e in tutti i luoghi in cui si annida. La seconda, molto più ridotta e aggiunta dal nuovo governo, cambia alcune norme di carattere penale introducendo nuovi delitti, aumentando le pene per quelli già esistenti e ristrutturando alcune fattispecie penali.

Lei le valuta positivamente?

La prima parte è molto utile perché individua una serie di procedure e di comportamenti virtuosi che devono essere tenuti da tutti i responsabili e i dipendenti della pubblica amministrazione. La seconda parte è più opinabile, perché non esiste una particolare urgenza di introdurre nuove norme penali al fine di combattere la corruzione. Le norme penali sulla corruzione, infatti, esistono già. Eppure sono 20 anni che si discute di cambiare le norme sulla corruzione.

Perché il decreto diventa un’“emergenza” proprio adesso?

L’emergenza corruzione la vediamo tutti i giorni soprattutto attraverso i mass media, anche se mi domando se corrisponda allo specchio del Paese. Ciò di cui c’è bisogno non è di cambiare le norme penali, ma di migliorare i controlli nella pubblica amministrazione, e quindi il tasso di legalità complessiva.

Il rischio è che il ddl moltiplichi le fattispecie di reato senza aumentare l’efficacia nella lotta alla corruzione?