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COSTI DELLA POLITICA/ Antonini: come evitare un altro caso Lazio

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C’è molto da fare. Sicuramente va corretta la riforma del Titolo V, che ha decentrato materie come le “grandi reti di trasporto” e contiene un elenco di competenze concorrenti che va drasticamente ridotto, come ha fatto la Germania. Andrebbe poi introdotto un vero Senato federale, tipo Bundesrat tedesco, superando quel reperto di archeologia costituzionale – proprio ormai solo di qualche Stato africano – che è il nostro bicameralismo paritario dove 1000 parlamentari hanno tutti la stessa funzione. Andrebbe anche sciolta l’ambiguità tra regionalismo e municipalismo, il nodo gordiano del nostro impianto costituzionale, da sempre risolto in Germania. Si dovrebbe inoltre attuare l’art. 116 della Costituzione, valorizzando le Regioni virtuose e riducendo l’autonomia delle Regioni canaglia. Andrebbe sistemata la questione delle Regioni speciali: ha senso mantenere la specialità della Sicilia, il cui statuto, ormai vecchio di più di sessant’anni, non è stato ancora attuato e dove la maggiore autonomia è stata usata per assumere eserciti di personale pubblico, per cui in solo giorno si spendono 3 milioni di euro per il rimorso dei prestiti, tanto quanto in un anno si è investito in ferrovie? Ma ha pure senso mantenere l’abnorme privilegio finanziario del Trentino Alto Adige o della Valle d’Aosta, fonte anche di pesanti distorsioni della concorrenza?

C’è molto da fare, quindi. Ma non semplifichiamo troppo facendo di tutta un’erba un fascio: in questi anni abbiamo ceduto sovranità all’Europa, forse l’abbiamo dissipata visti i risultati, ma ormai non si può tornare indietro e l’unico modo per recuperarla almeno in parte, questa sovranità popolare, rimane quello dal basso, attraverso un federalismo razionalizzato. 



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COMMENTI
01/10/2012 - CONDIVIDO (GIUSEPPE PIGLIAPOCO)

Ma adesso il problema imminente sono le elezioni regionali nel Lazio; sarà un costo non inferiore a 3/4 milioni, perché non farle con quelle politiche? Non si può perché la Regione non è commissariabile e dal punto di vista tecnico potrebbe essere giusto. Ma perché non fare subito una piccola riforma? Non mi sembra possibile che ogniqualvolta un Sindaco o un Presidente di Provincia o di Regione si dimette, per tante ragioni compresa quella di candidarsi per altri incarichi vengano sciolti i rispettivi consigli. Si commissarino anche le Regioni sino a quando non si arrivi alle politiche oppure si stabilisca che vi possa essere un avvicendamento con il Vicepresidente (anche negli USA è così!) o altro membro della Giunta che riportasse la maggioranza nel consiglio. Anche qui si va incontro a spese folli senza badare a nulla.

 
28/09/2012 - riprende il progetto del federalismo ? (antonio petrina)

egr prof, questo quadro da lei delineato impone modifiche costituzionali cui il nuovo governo ,che uscirà dalle urne , dovrà urgentemente porre per correggere l'albero storto del titolo quinto della costituzione. Intanto ,a costituzione invariata,il cammino del federalismo fiscale deve proseguire,se non altro per senso di giustizia verso le regioni virtuose che l'hanno intrapreso nel passato governo. Ma il concorso dello Stato e delle sue società ,nonchè degli enti locali(regioni,province,comuni) a risolvere la crisi ed il debito sovrano , non può non essere fatto responsabilizzando e premiando gli enti virtuosi e penalizzando quelli meno virtuosi : per tutti devono valere i medesimi sacrifici ( leggi: riduzione dei costi in base ai costi standard) e valere i correttivi al patto di stabilità (orizzontale/verticale) ;medicina (il patto di stabilità )che rischia invero (se non rettificata )di far ammalare di polmonite tutti i comuni ,oggi anche virtuosi, soggetti al patto,nonchè quelli che lo saranno nel 2013 (come evidenziò inutilmente la corte dei conti lombarda nel 2007)!