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COSTI DELLA POLITICA/ Antonini: come evitare un altro caso Lazio

Sono molte le cose da cambiare in Italia ma ripartiamo dalla riforma del Titolo V. E non dimentichiamoci i danni combinati dal centralismo all'italiana. L'analisi di LUCA ANTONINI

(Infophoto) (Infophoto)

Le vicende del Lazio portano le Regioni a Canossa, a chiedere un provvedimento urgente al Governo per ridurre i consiglieri regionali (cosa sensata perché i numeri erano rimasti quelli antecedenti alla riforma dell’elezione diretta dei Governatori, quando i consigli avevano un ben altro ruolo). L’atteggiamento ha però del paradossale perché proprio dieci Regioni avevano impugnato alla Corte costituzionale la manovra di Ferragosto (dl 138/2011) con cui il Governo aveva chiesto una sforbiciata al numero dei consiglieri e alle loro indennità. Molti Governatori si erano pure risentiti quando nel giugno 2010, sulla base del lavoro della Copaff, il Governo aveva intitolato con la metafora dell'"albero storto" il primo paragrafo della relazione al Parlamento sull’attuazione del federalismo fiscale. Già allora si erano, infatti, denunciate molte delle storture oggi prepotentemente portate all’attenzione dell’opinione pubblica dall’osceno caso de “er Batman”.

Eppure sembra che oggi si scopra l’acqua calda e i giornali iniziano un massacro mediatico contro le Regioni intonando il requiem al federalismo all’italiana. Attenti a non buttare il bambino con l’acqua sporca: il centralismo all’italiana non è stato quello francese e non possiamo rimpiangerlo come un paradiso perduto. Negli anni Novanta il problema era il centralismo soffocante, che aveva fornito una pessima prova: al suo interno erano esplosi debito pubblico e corruzione; era il nemico da battere, lo dicevano tutti: i costituzionalisti, i dibattiti, i giornali, addirittura i film. La nascita e il bruciante successo della Lega Nord proprio in questo periodo si fondava sul disagio reale dell’oppressione centralistica.

Pur nella consapevolezza dei tanti difetti del nostro federalismo all’italiana, i cui limiti si sono toccati più volte con mano dentro il lavoro dettagliato che in questi anni ha svolto la Copaff, rimango dell’idea che ci sia molto da correggere, ma anche molto da valorizzare. Abbiamo il meglio e il peggio del mondo. Abbiamo Regioni che hanno sperperato fiumi di denaro pubblico e che hanno introdotto un federalismo di complicazione aumentando in misura esponenziale una demenziale burocrazia. Ma nello stesso tempo abbiamo Regioni che hanno creato negli anni modelli che sono vere e proprie eccellenze mondiali: nella sanità, nei servizi sociali, nei rapporti con le imprese. Queste hanno fatto da pilota per lo stesso Governo centrale: ad esempio, sono le state le Regioni i primi soggetti istituzionali che hanno valorizzato e applicato la sussidiarietà.


COMMENTI
01/10/2012 - CONDIVIDO (GIUSEPPE PIGLIAPOCO)

Ma adesso il problema imminente sono le elezioni regionali nel Lazio; sarà un costo non inferiore a 3/4 milioni, perché non farle con quelle politiche? Non si può perché la Regione non è commissariabile e dal punto di vista tecnico potrebbe essere giusto. Ma perché non fare subito una piccola riforma? Non mi sembra possibile che ogniqualvolta un Sindaco o un Presidente di Provincia o di Regione si dimette, per tante ragioni compresa quella di candidarsi per altri incarichi vengano sciolti i rispettivi consigli. Si commissarino anche le Regioni sino a quando non si arrivi alle politiche oppure si stabilisca che vi possa essere un avvicendamento con il Vicepresidente (anche negli USA è così!) o altro membro della Giunta che riportasse la maggioranza nel consiglio. Anche qui si va incontro a spese folli senza badare a nulla.

 
28/09/2012 - riprende il progetto del federalismo ? (antonio petrina)

egr prof, questo quadro da lei delineato impone modifiche costituzionali cui il nuovo governo ,che uscirà dalle urne , dovrà urgentemente porre per correggere l'albero storto del titolo quinto della costituzione. Intanto ,a costituzione invariata,il cammino del federalismo fiscale deve proseguire,se non altro per senso di giustizia verso le regioni virtuose che l'hanno intrapreso nel passato governo. Ma il concorso dello Stato e delle sue società ,nonchè degli enti locali(regioni,province,comuni) a risolvere la crisi ed il debito sovrano , non può non essere fatto responsabilizzando e premiando gli enti virtuosi e penalizzando quelli meno virtuosi : per tutti devono valere i medesimi sacrifici ( leggi: riduzione dei costi in base ai costi standard) e valere i correttivi al patto di stabilità (orizzontale/verticale) ;medicina (il patto di stabilità )che rischia invero (se non rettificata )di far ammalare di polmonite tutti i comuni ,oggi anche virtuosi, soggetti al patto,nonchè quelli che lo saranno nel 2013 (come evidenziò inutilmente la corte dei conti lombarda nel 2007)!