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L’ITALIA DI BERSANI/ Fassina: patrimoniale, Fiat e golden rule. Le nostre idee per l'Italia

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Cercheremo, anzitutto, di far sì che, attraverso la Fiat - e se non sarà possibile, attraverso altre case produttrici - in Italia si mantenga un settore automotive competitivo e di qualità. Vogliamo rilanciare una politica industriale che accompagni le imprese in una fase di profondo rinnovamento, senza abbandonare al proprio destino realtà che hanno un grande potenziale e, come avviene in tutti gli altri Paesi, vengono sostenute. Detto questo, cercheremo di capire quali sono le reali intenzioni di Fiat, senza limitarci, come ha fatto Monti, a prendere atto di prospettive generiche. Sulla base delle sue intenzioni proveremo a indicare come intervenire. Quel che è certo è che non avrebbe senso introdurre incentivi alla rottamazione, data la sovracapacità produttiva europea. Punteremo, piuttosto, su sostegni e incentivi alla ricerca e all’innovazione per far in modo che Fiat non perda treni in termini di nuovi prodotti.

Come creerete più occupazione?

Invertendo la rotta di politica economia prevalente in Europa, volta all’inasprimento della fase recessiva. Creando, cioè, sviluppo.

In che modo?

Oltre alla suddetta unione fiscale e alla golden rule, è necessario dare sostegno agli investimenti, coordinare le politiche macroeconomiche, e intervenire per redistribuire i redditi; anche attraverso una riforma fiscale che sostenga il potere d’acquisto delle fasce più basse.

Come cambierà, se Bersani andrà al governo, il Fisco?

Introdurremo, come, d’altro canto, è scritto nella dichiarazione d’intenti del Pd, un’imposta ordinaria sui grandi patrimoni; non per aumentare il carico fiscale, già estremamente elevato, ma per diminuire l’aliquota Irpef sui redditi da lavoro e sui redditi d’impresa, in modo da contrastare il calo del potere d’acquisto delle famiglie.

Verosimilmente, con chi vi alleerete?

Stiamo costruendo un’alleanza, anzitutto, con le forze economiche, sociali, e culturali e partitiche di stampo progressista, lavorando, quindi, perché ne faccia parte anche Sel. Successivamente, cercheremo di far sì che tale alleanza costruisca un patto con l’Udc, per affrontare una fase di governo che si preannuncia difficile. In tutto questo, non ci sarà Di Pietro, perché si è autoescluso.

 

(Paolo Nessi)



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COMMENTI
01/10/2012 - Niente per l'italia (Moeller Martin)

Pare che il programma PD in versione Bersani non preveda interventi in Italia mentre mira a renderci conformi rivoltandola l'EU come un calzino sotto la spinta congiunta dell'Italia a guida PD, della Francia socialista di Holland e perfino della Germania socialdemocratica con Steinbrueck. Eppure sappiamo già oggi che sotto la spinta delle difficoltà economiche la Francia si è già rimangiato parte dei suoi propositi su cui punta il PD. Basta pensare alla finanziaria del 2013 con 37,5 milliardi di tagli e tasse, oltre alla ridefinizione del suo ruolo in Europa, che da un lato 'scarica' con un no secco sia la Spagna che la Grecia nella loro ricerca di una sponda contro l'austerità, e dall'altro rilancia l'asse fronco-tedesco proprio con la Merkel. In germania invece, anche se la SPD vince per alternanza, non è plausibile che proprio Steinbrueck, il quale ha già governato con la Merkel nella scorsa legislatura, voglia castrare la propria economia a favore di altri. E non scordiamo che l'attuale modello della Bundesbank non è stato introdotto dalla Merkel, ma fine anni '70 da Helmut Schmid, socialista, mentre Schroeder, unico altro cancelliere socialista, è stato quello che ha tagliato spese e stato sociale per finanziare la riunificazione.