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L’ITALIA DI RENZI/ Nannicini: una terapia shock su scuola, tasse, burocrazia

Pubblicazione:sabato 29 settembre 2012

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Sappiamo che vorrebbe cestinare un’intera classe dirigente perché obsoleta, che sa comunicare, parla bene, gira in camper ed è giovane. Ecco, sappiamo soprattutto che è giovane. Da quando il sindaco di Firenze ha ufficializzato la sua candidatura alla primarie del centrosinistra, in molti continuano a porsi al medesima domanda: al di là del dato anagrafico, cos’ha Renzi in più, in meno, o di diverso rispetto all’avversario, Pierluigi Bersani? Che darà anche un’impressione tutt’altro che di freschezza, né può dirsi che irradi luce, entusiasmo o energia. Ma, per lo meno, sappiamo chi è, cosa vuole e come intende cambiare l’Italia. Abbiamo chiesto quindi, a Tommaso Nannicini, l’economista di fiducia di Renzi, come il sindaco di Firenze intenda operare se dovesse vincere le primarie e le elezioni.

Pensa che l’Italia dovrebbe accedere alle risorse del Fondo salva stati?

Credo che l’argomento sia prematuro. Si tratta di una  situazione da valutare strada facendo. Di certo, fin da subito, l’Italia dovrebbe mettersi nelle condizioni di non doverli richiedere. Insistendo, cioè, in quell’operazione di recupero di autorevolezza iniziata dal governo Monti, volta a convincere i mercati della nostra capacità di saldare i nostri debiti.

Come si connoteranno i vostri rapporti con i principali attori europei, con Francia e Germania, in particolare?

La ritrovata credibilità del nostro Paese in ambito europeo non risiede unicamente nel prestigio del premier, ma anche nel tentativo di indicare una via italiana per l’uscita dalla crisi dell’euro: i Paesi del centro non intendono aiutare quelli periferici, mollando la corda sulle tensioni inflazionistiche, perché temono che poi non rispetteranno i patti; i paesi periferici, dal canto loro, temono che facendo i compiti a casa, si determinerà una situazione di rigore senza  sviluppo che inasprirà la fase recessiva. Ebbene, per uscirne è necessaria, da una parte, l’accettazione di maggiore condizionalità nelle politiche di bilancio in cambio, dall’altra, della concessione di una strategia di sviluppo. Ciascuno, in sostanza, deve cedere su qualcosa.

Quindi, che fare per rilanciare lo sviluppo?


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COMMENTI
29/09/2012 - Stendiamo un velo pietoso... (Giorgio Israel)

Certo, la terapia shock imponendo a ogni università di fare un contratto con tre banche e facendo la valutazione con i metodi dell'Anvur che vediamo all'opera in questi giorni... Non basta essere giovani per non dire sciocchezze megagalattiche. Ci mancava soltanto Renzi...