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FINI-BERLUSCONI/ Ghelfi (Rai): e se il mandante di Lavitola non fosse ad Arcore?

E' una vicenda che avrà una gravissima conseguenza politica. LUCIANO GHELFI, che ha seguito da vicino la vicenda, ci spiega perchè e dice: bisogna prima capire chi è il mandante

Gianfranco Fini (Infophoto) Gianfranco Fini (Infophoto)

Nella vicenda Lavitola adesso c’è anche una lettera. Scritta a Rio per l’ex premier Silvio Berlusconi ma mai inviata. Nella missiva il “faccendiere” ed ex direttore dell’Avanti! Walter Lavitola chiede al Cavaliere il conto per le sue prestazioni offerte: l’impegno profuso per far cadere il governo Prodi e la dispendiosa ricerca dei famigerati documenti che servivano per dimostrare che la proprietà della Casa di Montecarlo avuta “in saldo” da Alleanza nazionale dall’attuale presidente della Camera era riconducibile alla persona di Gianfranco Fini. La giornata si è conclusa con Fini che ha dato del corruttore a Berlusconi, augurandosi che finalmente lo possano sapere tutti, e quest’ultimo che ha annunciato querela. Lavitola, in tutto questo, è ancora sgusciato via, dicendo che la lettera non l’aveva inviata perché quello che c’è scritto (la richiesta di soldi, tanti soldi, almeno 6 mln di euro, quasi lo stipendio di un calciatore del Milan, e di qualche favore per trovare lavoro a sua moglie, a un suo amico e all’autista) l’avrebbe riferito di persona al premier. IlSussidiario.net, per fare chiarezza sulla vicenda, ha intervistato il giornalista Rai Luciano Ghelfi. “Il problema”, ci ha detto Ghelfi, “è cosa cela questa vicenda, per chi è stata scritta la lettera e perché non è stata spedita. La lettera”, ha aggiunto, “è sì importante in sé per via del contenuto, ma non ci dice tutto per capire quali sono i veri rapporti intercorsi tra Belrusconi e Lavitola”. Ricordando poi che le indagini condotte dai pm Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock “non sono ancora state concluse” e che “le accuse devono essere formalizzate”, Ghelfi ci ha detto quale è secondo lui la conseguenza politica peggiore di tutta questa vicenda. Se volete scoprirlo non vi resta che continuare la lettura. Ecco cosa ci ha raccontato.

 

Ghelfi, cosa ne pensa di questa lettera dove Lavitola chiede il conto a Berlusconi?

 

Oggettivamente la lettera è pesante. Sembra apparire con una certa chiarezza che l’operazione sui documenti relativi alla casa di Montecarlo è stata spinta con energia da Berlusconi. Certo poi viene da chiedersi perché quella lettera non è stata spedita.

 

Lei cosa dice?

 

Se non è stata spedita, allora mi chiedo perché è stata scritta. O forse è stata scritta in un secondo tempo per preordinare una prova? Non dimentichiamo che Lavitola è rimasto a lungo in Sud America e ha avuto un sacco di tempo per riordinare le carte, fino a che, a un certo punto, ha deciso – e bisogna ancora capire per quale ragione – di consegnarsi alla giustizia italiana. In questi casi, come diceva il grande Giulio Andreotti, a pensar male si fa peccato ma si rischia di indovinare. Io credo che non si possa escludere del tutto che Lavitola abbia scritto questa lettera per farla ritrovare a qualcuno. Bisogna capire quando è stata scritta.

 

C’è un mandante dietro la missiva?

 

Può averlo e può non averlo. Così come può essere un modo di Lavitola per difendersi. Ma questa è una storia in cui le parti in commedia sono troppe e i Machiavelli sono davvero una quantità incredibile. Motivo per cui ci si può aspettare di tutto.

 

Quali tasselli mancano per finire il puzzle?