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SONDAGGI/ Bersani batte Renzi, il Pdl senza Berlusconi vale il 5%

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Matteo Renzi (InfoPhoto)  Matteo Renzi (InfoPhoto)

Va finire che non sarà un semplice fuoco fatuo. A dire il vero, l’impressione di essere tanto fumo e niente arrosto Renzi, a molti, la dà; ma un sondaggio commissionato da Libero a Ferrari Nasi & Associati mostra come nel Pd esista una cospicua componente che potrebbe sposare e far valere le ragioni del sindaco di Firenze. Tra gli elettori del Pd, tanto per cominciare, ben l’80% è convinto del fatto che i dirigenti come D’Alema, Veltroni o la Bindi vadano, effettivamente, rottamati. Tuttavia, quando si tratta di fare sul serio, la gente sceglie Bersani. Tra coloro ai quali è stato chiesto chi preferissero tra Renzi o Bersani alla guida della coalizione di centrosinistra, il 57% si è espresso in favore dell’attuale segretario, il 34% dello sfidante e il restante 9% si è dimostrato indeciso. Abbiamo chiesto proprio ad Arnaldo Ferrari Nasi di far luce sui dati emersi dal sondaggio.

Sembra che l’atteggiamento nei confronti di Renzi stia cambiando.

Da statuto del Pd, il candidato premier della coalizione è il suo segretario. Mi risulta, tuttavia, che sulla candidatura di Renzi, in linea teorica impraticabile, lo stato maggiore abbia preferito, finora, non esprimersi esplicitamente. L’impressione, quindi, è che l’entrata di Renzi a gamba tesa nel dibattito interno, con la sua richiesta perentoria di archiviare la classe dirigente obsoleta, abbia messo i dirigenti stessi in un certo imbarazzo. Quasi come se avessero consapevolezza del fatto che, in fondo, le richieste del sindaco di Firenze sono, tutto sommato, giustificate. L’esito del mio sondaggio non fa altro che incrementare tale consapevolezza.

Eppure, tra Bersani e Renzi, la sfida per le primarie le vincerebbe il primo.

In realtà, effettivamente, tra gli elettori del Pd, la preferenza è ancora rivolta all’attuale segretario, seppure con dei margini che di poco superano la maggioranza. Il dato sembra in controtendenza rispetto alla volontà di rinnovamento espressa dai più; la contraddizione si spiega facendo presente, anzitutto, che, con ogni probabilità, i militanti sono conviti del fatto che penalizzare l’attuale segretario danneggerebbe lo stesso partito. Meglio, quindi, mantenere lo status quo. Va anche detto che Bersani non è percepito allo stregua di D’Alema, Rosi Bindi o Veltroni.

Perché?


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