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Politica

CASO LUSI/ Sgarbi: tenerlo in carcere? La prova che i pm comandano il Parlamento

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Su di questo non c’è dubbio. Invece, ha agito sulla scorta di una suggestione etica. Va anche detto che il suo atto ha rappresentato un inchino, dettato dalla paura, nei confronti della magistratura che, dal canto suo, ha inteso dimostrare di essere preminente rispetto al Parlamento.

E così?

Beh, direi che viviamo in una Repubblica commissariata dalla magistratura, dove uno scopre che un magistrato può alzarsi la mattina e decire di intercettare il capo dello Stato. La potestà di valutare il bene e il male, ormai, è solamente nelle mani di questi. Il che è abbastanza inquietante.

C’è modo di uscirne?

Non per casi del genere. Se il Senato avesse votato per non mandare in galera Lusi, si sarebbe detto che ha voluto proteggere un suo membro. L’arbitrio perpetrato in tanti anni di abusi, da parte della politica, ha determinato le condizioni in cui chi si fosse alzato per difenderlo e per richiamare un principio giusto, si sarebbe confuso con quanti, in questi anni, ne hanno approfittato; il terreno, ormai, è troppo inquinato per riuscire a muoversi in maniera coerente. La politica avrebbe dovuto dare prova di una tale serietà da far ritenere un atto del genere corretto, seppur impopolare. Solo se avessimo avuto, quindi, una classe dirigente specchiata avremmo potuto pensare che, salvando Lusi, si sarebbero semplicemente applicate delle regole.

Lusi, quindi, è destinato a restare in galera?

La soluzione del problema non può provenire dalla politica, che ha abdicato al suo dovere, ma da un magistrato onesto che ponga rimedio all’errore dei suoi colleghi.

Più in generale, la politica ha modo di riappropriarsi delle sue prerogative?

Può darsi, ma la vedo dura. In generale, ogniqualvolta si ripresentasse un caso simile a quello del senatore Pd, si darebbe l’autorizzazione a procedere all’arresto dell’ennesimo parlamentare. Saremmo, quindi, al punto di partenza; a meno che i comportamenti dei politici diventino corretti al punto che laddove ci fosse un’indagine su cui c’è ragione di dubitare, il Parlamento potesse reagire. Altrimenti, deputati e senatori continueranno a domandarsi: “Perché dovremmo, in nome di un principio, difendere un ladro?”. Una tale inversione di rotta mi appare del tutto improbabile. Di certo, dubito che ne sarà capace l’attuale classe dirigente. Occorrerà aspettare almeno la prossima.  

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