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DALLA CINA/ Lao Xi: all'Italia conviene un nuovo accordo con la mafia

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Il sostituto procuratore di Palermo Antonio Ingroia (InfoPhoto)  Il sostituto procuratore di Palermo Antonio Ingroia (InfoPhoto)

La questione della procura di Palermo guidata da Piero Ingroia e del presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano tocca mille aspetti giuridici talmente intricati che è stato chiesto l’intervento della Corte costituzionale.

Al di là però del punto giuridico, un punto di sostanza riguarda la famigerata trattativa stato-mafia di 20 anni fa. Il punto che sembra motivare i magistrati di Palermo è il seguente: era sbagliato, illegale trattare in segreto fra stato e mafia. Lo stato aveva trattato con i suoi nemici, per esempio le Brigate rosse, al tempo del rapimento Moro nel 1978, ma era stata una trattativa sostanzialmente pubblica con dibattito aperto sui giornali. Quella del ’92-’93 invece fu trattativa segreta, nella quale lo stato potrebbe aver concluso chissà quali patti con la mafia.

Questo argomento, visto da lontanissimo, sembra poco comprensibile. In realtà in qualunque guerra, al di là degli scontri con i morti sul capo di battaglia, ci sono poi da entrambi i lati spie, doppiogiochisti e soprattutto esistono canali di trattativa fra le parti in cui continuamente avvengono scambi.

Ciò è vero nelle grandi guerre dichiarate come quella tra America e Giappone, dove la resa di Tokyo fu discussa per mesi tra bombardamenti e controffensive prima di arrivare alla formula attuale che conservava l’istituzione dell’imperatore. Ma è ancora più vero per le guerre civili dove le linee di separazione sono meno chiare e dove, come per esempio nella guerra tra comunisti e nazionalisti in Cina, chiusa nel 1949, ci fu un flusso continuo di personaggi tra le due sponde. Nazionalisti che cambiarono casacca e passarono tra i comunisti, e anche doppi e tripli giochi con gli alleati. Americani, alleati ufficiali dei nazionalisti del Kmt che invece tifavano per i comunisti del Pc, e comunisti, nemici ufficiali dei giapponesi, speranzosi invece che Tokyo indebolisse il più possibile gli arcinemici del Kmt.

Anche in Italia in tempi non lontanissimi lo stato italiano trattò e pagò con le Brigate Rosse per esempio per la liberazione di Ciro Cirillo, mentre decise di non trattare per Moro. Si trattò in entrambi i casi di decisioni politiche. Sarebbe assurdo accusare chi non trattò per Moro di complicità in omicidio o invece chi trattò per Cirillo di complicità con un’organizzazione terroristica.

I giochi e i processi sono talmente complicati che forse è impossibile tagliare con chiarezza il pulito dallo sporco, e la politica deve prendere decisioni politiche, non giudiziarie. Ciò non significa che è una notte in cui tutte le vacche sono nere. Oggi, 20 anni dopo le stragi che uccisero Falcone e Borsellino, la mafia è più forte o più debole di allora? Se, come dice l’opinione pubblica generale, è più debole, allora vuol dire che in sostanza chi guidò quella guerra fece bene, e quindi va premiato e non punito. Certo ci possono essere stati degli errori di calcolo, tattici, ma questo è nella natura umana. Naturalmente se c’è stato dolo, tradimento, è un’altra cosa.

Cioè se il senatore Mancino disse alla mafia: “uccidete il giudice Borsellino perché lui si oppone oggi al mio patto con voi” è una cosa. Se la mafia nel parlare, tentare di parlare con Mancino (o chi per lui) pensò che Borsellino era un ostacolo alla trattativa, oppure se Borsellino era deciso a non trattare e la mafia pensò che la sua eliminazione avrebbe dato un’ulteriore spinta alla trattativa, è un’altra cosa.



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COMMENTI
06/09/2012 - Lao Xi è troppo sapiente (Vito Patella)

O questo Lao Xi è troppo sapiente (nel senso usato da San Paolo), o io sono stupido, o entrambe le cose, perché veramente non ho capito cosa voglia dire l'Autore in questo articolo. La Mafia (Cosa Nostra) è un'organizzazione criminale internazionale, quindi uno Stato sovrano "deve" combatterla, pena il venir meno della propria sovranità. Il punto, invece, che all'Autore neanche viene in mente è: se Cosa Nostra è internazionale, quanto di italiano c'è in quella determinata azione, e quanto, poniamo, di americano,nel senso di (ipoteticamente) USA (o di un altro Paese)? Nel 1943, Cosa Nostra, in Sicilia (Salvatore Lucania, in primis) per chi lavorò? E nel 1992-1993?