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SCENARIO/ Così Bersani e Vendola si dividono quel che resta di Di Pietro

Antonio Di Pietro, leader dell'IdV (InfoPhoto) Antonio Di Pietro, leader dell'IdV (InfoPhoto)

Un’altra causa dello sfilacciamento della sinistra è stata sicuramente lo schieramento (quasi obbligato) di Repubblica in favore di Napolitano – quindi contro Di Pietro –, nello scontro sulla trattativa Stato-mafia. Il primo quotidiano della sinistra italiana ha preso le distanze dal suo editorialista Gustavo Zagrebelsky, dal Fatto Quotidiano, da Grillo e da tutti coloro che giustifichino l’operato di Antonio Ingroia e della procura di Palermo. In ultima analisi, dunque, anche dalle tesi di Antonio Di Pietro.

Forse “Noi dell’Italia dei Valori” non credeva di generare tanto scompiglio a sinistra, ignaro del faro di luce acceso sui blocchi di partenza della campagna elettorale. E a ben vedere, poiché i riflettori sul 2013 erano ancora spenti, anche se forse per poche settimane. Le primarie del Partito Democratico, invece, si stavano già avvicinando, per questo Di Pietro ha scelto indubbiamente il momento sbagliato per stuzzicare il segretario del Pd, provocando una reazione dura e attirando umori sinistri.

Il danno ormai è fatto e Bersani ha la preoccupazione di svuotare il bacino elettorale dell’Italia dei Valori, prospettiva confermata dall’Espresso. Mentre è difficile che possa farlo il Pd, è più ragionevole che il compito spetti a Vendola, forte di un partito che non ha preso parte al governo Monti (non avendo rappresentanza in parlamento), protagonista di una lotta contro i tecnici, soprattutto su tasse e lavoro, che ha raccolto credito in tutto il Paese.

Certo fa sorridere che oggi in Italia, contrariamente alla Prima Repubblica, la politica debba inseguire i giornali della propria parte e schierarsi di conseguenza. D’altronde è facile capire quanto la stampa abbia un potere di persuasione più attraente dei partiti: giocoforza, ciò impone di ristabilire le gerarchie di chi può spostare gli equilibri, senza dimenticare i proprietari delle singole testate. Forse è giunto il momento in cui la presunta “casta” torni – quantomeno – a recitare un ruolo da protagonista nella sceneggiatura dell’anno che verrà. Il final countdown, ormai, è cominciato.

 

(Luca Maggi)

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