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Politica

SCENARIO/ 1. Polito: Monti e la "carta" Renzi per giocarsi il bis

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Non credo che si sia mai considerato fuori. Né che ritenga che ci sia bisogno di qualcuno che lo ripristini in prima fila. Credo, semplicemente, che si sia ritagliato, nel tempo, un ruolo di basso profilo sul fronte della politica attiva, ma di alto profilo istituzionale e internazionale. Oggi, semplicemente, siamo in presenza di una battaglia che prima non c’era e D’Alema, a modo suo, è convinto di poter contribuire alla causa.

Intervistato dal Corriere della Sera, a chi gli chiedeva se ci sarà bisogno di un Monti bis D’Alema ha risposto, con un giro di parole, definendo l'agenda Monti «un punto di partenza irrinunciabile», ribadendo che il Pd ha la propria, e ricordando che «in passato abbiamo governato con Ciampi, Prodi e Padoa-Schioppa»; ma non ha detto di no.

E, in effetti, il Pd non lo esclude. Tutto dipenderà dal sistema elettorale. Ciò che è certo è che la prossima legge non potrà garantire un premio di maggioranza tale da poter governare; ad oggi, infatti, nessun partito otterrebbe i voti delle precedenti elezioni, mentre le coalizioni di allora non esistono più; assegnare, quindi, un premio tale da far raggiungere al partito o alla coalizione impostasi dopo le elezioni almeno il 55% dei seggi non sarebbe accettato dall’opinione pubblica. Data la frammentazione del sistema politico, quindi, potrebbe emergerne un Parlamento ove non esista una maggioranza politica. A quel punto, nessuno, tra i partiti responsabili, potrà esimersi dalla grande coalizione e dal conferire un secondo mandato a Monti.

Crede che realmente i partiti riformeranno il sistema elettorale?

Devono cambiarlo, per forza. Anzitutto, è anni che vanno ripetendo agli elettori che questa legge fa schifo. Lo stesso Calderoli, che l’ha firmata, ha ammesso che si trattò di una «porcata», mentre il capo dello Stato è intervenuto decine di volte per chiedere di modificarla. Se i partiti, quindi, dovessero lasciare trascorrere il tempo del governo tecnico senza riuscire a fare l’unica cosa di loro pertinenza, arriverebbero alle elezioni in condizioni disastrose.

Berlusconi, dal canto suo, insiste sul proporzionale alla tedesca per giungere ad una situazione in cui non ci siano vincitori; sa che, in ogni caso, questa volta, non potrà vincere e tenta di esserci, nella grande coalizione, come socio alla pari...