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Politica

DDL ANTICORRUZIONE/ Severino: l’inefficienza ci costa tra i 2 e i 4 punti di Pil

La Guardasigilli ha affrontato il tema, oggi, ospite anch’essa a Cernobbio, con il ministro dell’interno, Anna Maria Cancellieri e il magistrato Pier Camillo Davigo.

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Va fatta. E va fatta in fretta. Da tempo il governo va ribadendo l’urgenza e la necessità dell’approvazione da parte del Parlamento del Ddl anticorruzione. Lo ha ribadito il premier Mario Monti, ospite a Cerbobbio al Worshop Ambrosetti. E lo ha ribadito, non di certo casualmente, mentre era presente anche il segretario del Pdl, Angelino Alfano. Il testo, infatti, sarà martedì in aula per una valutazione della commissione e il Pdl da tempo ha posto il veto a qualsivoglia approvazione se, contestualmente, non si procederà con una legge sulle intercettazioni e una sulla separazione delle carriere dei magistrati. Da questo punto di vista, il ministro della Giustizia Paola Severino, in ogni caso, ha manifestato una certa apertura. La Guardasigilli ha affrontato il tema, oggi, ospite anch’essa a Cernobbio, con il ministro dell’interno, Anna Maria Cancellieri e il magistrato Pier Camillo Davigo. Ha ribadito che, per il Paese, il varo del ddl anticorruzione rappresenta una priorità assoluta. Anche, e probabilmente soprattutto, in termini di crescita. Affrontando il tema della riforma della giustizia civile, ha fatto presente, infatti, che «la Banca Mondiale – ha detto - prevede che con un migliore sistema giudiziario si avrebbe una crescita del reddito di 2-4% mentre per le imprese l'aumento sarebbe del 3%». Non solo. Il numero dei processi pendenti è inversamente proporzionale al credito che viene concesso alle imprese. La situazione, inoltre, scoraggia dal compiere nuovi investimenti e aumenta l’accantonamento di ricchezza statica. Si pensi, ha ricordato la Severino, che se i processi dimezzassero i propri tempi, la imprese crescerebbero addirittura del 20 per cento in più. Oltre che di efficienza, la Severino ha rispolverato la questione delle aziende meritevoli di una sorta di marchio di trasparenza e assenza di infiltrazioni criminali. Secondo la Severino, in particolare, occorre «sviluppare la white list, liste di aziende trasparenti che hanno una sorta di corsia preferenziale. È un rapporto di fiducia tra imprese e stato, senza una rincorsa a certificati che non arrivano mai».