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FESTA PD/ Bersani: il prossimo governo non lo decideranno i banchieri

La Festa del Pd a Reggio Emilia ha avuto fine con l’intervento conclusivo del segretario, Pierluigi Bersani che si è detto convinto di come il partito sia pronto a governare

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La Festa del Pd a Reggio Emilia ha avuto fine con l’intervento conclusivo del segretario, Pierluigi Bersani. Che ha esordito affermando quanto i democratici, che hanno radici in ogni angolo del Paese, vogliano bene all’Italia; ma che, tuttavia, ancora non piace loro abbastanza. Ancora a troppi, infatti, non è garantito il diritto allo studio, al lavoro o al soccorso. Dopo aver ricordato Gabrio Maraldi assessore del Comune di Ravenna, morto proprio nel corso della festa, dopo aver finito il suo turno di volontario nelle cucine, Bersani è passato a parlare di politica e del futuro del partito. «Siamo pronti, noi del Pd, a governare? Diremo al Paese che vogliamo prenderci le nostre responsabilità: farlo uscire da un destino di arretramento e farlo uscire con meno disuguaglianza, con più lavoro e con una democrazia funzionante e pulita», ha dichiarato il leader democratico ribadendo che solamente agli italiani spetterà il compito e il diritto decidere chi sarà a governarli. In particolare, dopo aver rivendicato la lealtà dimostrata nell’appoggiare il governo Monti sino al termine della legislatura, Bersani ha messo in guardia dal rischio che agenzie come Moody's o Standard and Poors decidano a un tratto di abolire le elezioni e di sostituirle con consultazioni tra banchieri. Sarebbe impensabile, ha aggiunto, che l’Italia facesse parte dei Paesi che dispongono della moneta unica, ma non di quelli ove vige una sana democrazia. Tutti i Paesi dell’Eurozona, infatti, a prescindere dai problemi che hanno, indicono elezioni, e sono i partiti e le maggioranze che decidono chi governa. Bersani ha, inoltre, fatto presente che non si tratta tanto di stabilire quale possa essere il tasso di tecnicità di un governo per poterlo definire democratico, quanto di riconoscere i presupposti stessi della democrazia. Anzitutto, quindi, le elezioni. In via, tutto sommato, piuttosto inedita, questa volta il segretario non ha risparmiato alcune critiche al governo Monti. Riconoscendone e apprezzandone la credibilità e l’impegno per il rigore, ne ha sottolineato la scarsa presenza di elementi quali l’uguaglianza e i diritti.