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SPILLO/ E se dessimo il nostro parlamento in mano al presidente dell'Uruguay?

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Josè Alberto "Pepe" Mujica Cordano (InfoPhoto)  Josè Alberto "Pepe" Mujica Cordano (InfoPhoto)

Certo è che, analizzando i tempi in cui viviamo ed il fatto che in molti Paesi esiste uno scollamento totale tra i cittadini e una classe politica che sembra vivere un continuo Eldorado, leggere cose del genere porta a non crederle, a pensare ad una furba manovra mediatica. Ma questo vorrebbe dire non conoscere l’Uruguay, un paese che è stato per molto tempo considerato la "Svizzera dell’America Latina" a causa della sua stabilità politica ed economica davvero invidiabile; un fatto dovuto a una solida tradizione democratica che va ben al di là dell'ossessione all'immagine di democrazia che molti paesi si danno, sopratutto a parole ma non nei fatti. No. In Uruguay c’è la dimostrazione pratica che questo vocabolo funziona veramente.

E’ chiaro che non ci troviamo di fronte a una "succursale del Paradiso": la storia uruguagia è costellata di momenti negativi e di crisi come nei restanti paesi della Terra. Negli anni settanta, per esempio, c’era al potere una dittatura militare e nel paese operavano diverse formazioni politiche che predicavano la lotta armata (tra le quali quella dei Tupamaros, di cui Mujica era membro). Però c’è da dire anche che, al contrario di altre nazioni latinoamericane, la storia dell’Uruguay è stata costellata da lughi periodi di tranquillità. E non solo. Alla sua guida si sono succedute personalità politiche che lo hanno posto all’avanguardia mondiale nel campo dei diritti e delle conquiste sociali.

Basti pensare, tanto per fare un esempio, alla figura del giornalista José Battle de Ordonez con il quale, al secondo dei due mandati elettorali, precedente di pochi anni la Prima guerra mondiale, in Uruguay furono approvate e messe in atto leggi che proibivano il lavoro minorile, garantivano la giornata lavorativa di 8 ore giornaliere, il diritto alle ferie, indennizzi in caso di incidente sul lavoro e sul licenziamento, si accorciava la giornata di lavoro per lavoratori al di sotto dei 19 anni e la donna aveva diritto a tre mesi di riposo retribuiti in caso di maternità. Si può dire che, a partire da questo pugno di leggi, si mise in marcia, in un contesto ormai diretto verso l'industrializazzione più totale, il cammino dei diritti del lavoro che venne poi copiato, anche dopo cruente lotte sociali, in altri paesi non solo latinoamericani ma del mondo intero.

Altre leggi all’avanguardia di quel periodo furono l’istituzione del divorzio che includeva anche la volontà della donna e la separazione tra Stato e Chiesa.


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