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SPILLO/ E se dessimo il nostro parlamento in mano al presidente dell'Uruguay?

Josè Alberto Josè Alberto "Pepe" Mujica Cordano (InfoPhoto)

Al termine del suo secondo mandato, invitato a prenderne un terzo dall’entusiasmo popolare, Battle de Ordonez rinunciò, dicendo che le leggi di una democrazia vanno rispettate.

Con una tradizione del genere è facile capire non solo le dichiarazioni dell’attuale presidente, ma anche l’identità di una nazione che ha sempre dato grande importanza al benessere sociale, al rispetto delle leggi dello Stato da parte di tutti, insomma a vivere la democrazia.

L’Uruguay è stato inoltre il primo Paese al mondo a promuovere l’uso del pc nelle scuole, con un programma iniziato anni fa e proseguito dall’attuale presidenza in colaborazione con l’informatico statunitense Oscar Negroponte, creatore del progetto "One laptop per child" (Un pc ad ogni bambino), che ha permesso in tempi brevi l’evoluzione del sistema istruttivo uruguagio, attualemente all’avanguardia nell’informatizzazione.

C’è un aneddoto che però spiega più di tanti altri esempi, la filosofia di questo bellissimo e sconosciuto paese, qausi sempre ai margini dei tamtam mediatici e dove la vita scorre lontano da spread e borse altalenanti che ormai contraddistinguono (o vorrebbero farcelo credere) la vita delle nostre nazioni. E’ un fatto sempre accaduto da queste parti: all’atto della sua elezione Mujica e il suo entourage si sono recati a festeggiare in una "pena", un locale tipico di Montevideo, che però era stato scelto come luogo per i festeggiamenti anche dal suo avversario, Danilo Astori. Nessuno dei due ha abbandonato il locale e i due schieramenti si sono incontrati insieme per festeggiare la vittoria non dell’uno o dell'altro, ma della continuità democratica. Un fatto che dovrebbe servire da esempio per tante altre nazioni.

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