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NAPOLITANO/ Il "metodo di Rimini" per affrontare la realtà

Pubblicazione:martedì 1 gennaio 2013 - Ultimo aggiornamento:martedì 1 gennaio 2013, 13.01

Giorgio Napolitano al Meeting di Rimini (Foto: Infophoto) Giorgio Napolitano al Meeting di Rimini (Foto: Infophoto)

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si congeda, con l'ultimo messaggio del suo “settennato”, ponendo una questione di metodo e un problema di fondo in modo prioritario. Nessuno si nasconde le difficoltà del presente.
Il Presidente spiega in modo nitido: “Non ci nascondiamo la durezza delle prove da affrontare, ma abbiamo forti ragioni di fiducia negli italiani e nell'Italia. Più di un anno fa dissi a Rimini: si è nel passato troppo poco usato il “linguaggio della verità”. Ma avere e dare fiducia “non significa alimentare illusioni, minimizzare e sdrammatizzare i dati più critici della realtà: si recupera fiducia guardandovi con intelligenza e con coraggio. Il coraggio della speranza, della volontà e dell'impegno”.
E' un passaggio cruciale del messaggio del Presidente della Repubblica, è la scelta di un metodo: affrontare la realtà. Un metodo che sembra dimenticato dalla politica di questi tempi di grande preoccupazione.
Perché la preoccupazione è l'altro punto che affronta il Presidente della Repubblica: “Parlo innanzitutto di una realtà sociale duramente segnata dalle conseguenze della crisi con cui da quattro anni ci si confronta su scala mondiale, in Europa e in particolare modo in Italia”.
Secondo il Presidente non ci si trova più solo di fronte a un “disagio sociale”, ma come in altri periodi storici, a una vera e propria “questione sociale”. C'è in queste parole un preoccupante “salto di giudizio”, che Napolitano documenta brevemente, ma incisivamente, con pochi dati indicativi: chiusura di aziende, disoccupazione soprattutto giovanile (Napolitano cita il dato riguardante i giovani che vivono in famiglie povere), recessione economica di intere regioni” Qui si vede la preoccupazione di fondo, quasi l'apprensione, di un uomo che ha una lunga storia politica e che invita tutti i protagonisti della classe dirigente italiana, a tenere ben presente su quale terreno ci si sta muovendo.
La difficoltà reale è rappresentata dal grande indebitamento pubblico dell'Italia e quindi dall'inevitabilità di muoversi su un sentiero stretto tra sacrifici e prospettive di rilancio economico. Ma l'obiettivo precisa Napolitano è questo: “Entro questi limiti si può agire affrontando le questioni sociali più gravi. Lo si può fare e lo si deve fare distribuendo meglio, subito, i pesi dello sforzo di risanamento indispensabile, definendo in modo meno indiscriminato e automatico sia gli inasprimenti fiscali sia i tagli alla spesa pubblica, che va, in ogni settore e con rigore, liberata da sprechi e razionalizzata. Decisivo è, nello stesso tempo e più in prospettiva, far ripartire l'economia e l'occupazione non solo nel Centro Nord ma anche nel Mezzogiorno, cosa di cui poco si fa carico e perfino poco si parla”.
Napolitano precisa ancora: “Uscire dalla recessione, rilanciare l'economia è per noi possibile solo insieme con l'Europa, portando in sede europea una più forte spinta e credibili proposte per una maggiore integrazione, corresponsabilità e solidarietà nel portare avanti politiche capaci di promuovere realmente, su basi sostenibili, sviluppo, lavoro, giustizia sociale”.


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COMMENTI
02/01/2013 - In due si capisce di più (claudia mazzola)

Ascoltando il discorso del Presidente della Repubblica ho avuto un giudizio diverso. Ringrazio per questa gradita delucidazione Gianluigi Da Rold, mi ha messo davanti una realtà ben diversa e buona delle parole di Napolitano.