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CL & POLITICA/ Magatti: una "traversata" che libera il movimento e i politici

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Julián Carrón, presidente di Cl (InfoPhoto)  Julián Carrón, presidente di Cl (InfoPhoto)

Così che l'avventura dei cristiani che hanno l'ardire di praticare questa particolare forma di carità - come la chiamava Paolo VI - è sempre esposta al rischio della corrosione. La storia del cristianesimo è intessuta di vicende che nascono e si sviluppano attorno a questo paradosso. È il suo particolarissimo sguardo sul mondo che chiama il cristiano all'azione, con il rischio di ritrovarsi poi suo prigioniero. Perdendo quella capacità di trascendenza che è la radice vera di una diversità. Una dimensione fondamentale per cercare di fare i conti con l' intrattabile' questione del potere - specie in ambito politico - è la durata. Ci può ben essere uno spazio di azione politica. Ma questo spazio deve accettare di essere breve.

Quasi fugace. Limitandosi a trovare l'innesco attraverso cui diventa possibile immettere un'energia nuova, diversa, nel mondo. Una energia capace di sorprendere, e così di sconvolgere, lo stesso potere. Ma senza la pretesa di "tenere" - meglio 'trattenere" - la "cosa". La storia di CL non si riduce certo alla sua azione politica. La sua radice propriamente religiosa e ecclesiale, il suo radicamento nelle opere sociali, l'impegno culturale e, più di recente, la sua proiezione internazionale non permettono di schiacciarla su questa dimensione. Ma, detto questo, è pur vero che la dimensione politica ha avuto, nella storia del movimento, un peso non trascurabile. Coinvolgendo singoli, nella loro responsabilità, e così esponendo, come era inevitabile che fosse, alle tentazioni che il potere porta con sé. All'interno di questa lunga vicenda, il frangente che il movimento sta vivendo in questi mesi costituisce, dal mio punto di vista, un kairos - un' occasione - per sciogliere quelle incrostazioni che, come ho cercato di sostenere, tendono sempre a formarsi attorno al potere.

Da questo punto di vista, il documento di CL - opportunamente richiamandosi ad un testo di Giussani di quarant'anni fa e così quasi costituendo un ritorno alle origini aiuta a recuperare quella scioltezza che lo spirito sempre ci regala. Per come lo conosco, a me pare che CL abbia in se tutte le risorse e le capacità di attraversare con successo questa nuova traversata. E ciò non è poco, tenuto conto che la storia ci insegna quanto questi passaggi siano difficili e dolorosi. Tracciare di nuovo la soglia tra la dimensione religiosa e dimensione politica è operazione delicata. Ma c'è ragione di credere che essa sia in grado di portare molto frutto.

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COMMENTI
10/01/2013 - Guardare al nostro Pastore (claudia mazzola)

I politici che sono di Cl dovrebbo ascoltare di più il Papa.

 
10/01/2013 - E UN PO' DI AUTOCRITICA ?! (Astorre Mancini)

Concordo con l'analisi del prof. Magatti. Tuttavia a mio avviso il documento di CL è del tutto carente di un'analisi autocritica in merito a quella che ritengo essere stata una eccessiva "compromissione" del Movimento sul piano politico. L'esperienza degli ultimi vent'anni, con la non trascurabile parentesi formigoniana, rappresenta, io credo, il massimo tradimento di quel principio della "irriducibile distanza critica" su cui si è soffermato don Giussani nella riflessione richiamata nel comunicato. In questi anni coloro i quali hanno declinato sul piano dell'agire politico la propria appartenenza al Movimento, non hanno saputo marcare la necessaria differenza con la cultura politica espressa dal berlusconismo e dalla Lega. Per tale ragione CL dovrebbe oggi svolgere un'autocritica non tanto in ordine alla propria appartenenza al centrodestra piuttosto che al centrosinistra, quanto in merito al proprio atteggiamento di coinvolgimento politico/partitico tenuto in questi anni. Sul piano più strettamente esperienziale (ed ecclesiale), si tratta di riflettere sul rapporto fede/cultura come interpretato dal Movimento.