BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

CL & POLITICA/ Magatti: una "traversata" che libera il movimento e i politici

Pubblicazione:giovedì 10 gennaio 2013 - Ultimo aggiornamento:giovedì 10 gennaio 2013, 17.33

Julián Carrón, presidente di Cl (InfoPhoto) Julián Carrón, presidente di Cl (InfoPhoto)

Il tema dei rapporti tra religione e politica ha origini antiche. Innanzitutto perché l'esperienza religiosa ha sempre, di per se stessa, un impatto sull'intera comunità degli uomini. E poi perché avere una prospettiva sul mondo illuminata dalla fede porta, inevitabilmente, a porsi domande sulla realtà. Domande da cui nasce l'urgenza dell'azione. Come se lo sguardo trascendente arrivasse a toccare, in un punto del tempo, la concretezza della contingenza. La storia di CL negli ultimi decenni ripercorre, in modo certo unico e originale, le vicende di molti altri ordini e movimenti (per limitarci alla cristianità). Con tutte le luci e le ombre che accompagnano sempre l'esperienza umana.

Tanto più quando è collettiva. In rapporto a questa ricca e complessa vicenda - a cui fa riferimento la Nota di Comunione e Liberazione sulla situazione politica e in vista delle prossime scadenze elettorali - desidero soffermarmi su di un punto. La politica, lo sappiamo, ha a che fare con il potere. Il potere è parola ambigua. Da un lato, esso significa semplicemente la condizione dell'agire. Potere come 'poter fare'. Dall'altro, il potere ha a che fare con la tendenza al dominio e al controllo e da qui, poi, alla chiusura. In realtà, non si può vivere senza 'potere'. Semplicemente perché il potere è intrinsecamente legato all'agire. Per questo, anche se tendiamo a pensare che il potere ci regali libertà, in realtà esso ci chiede di servirlo. Abbiamo sempre la presunzione di essere capaci di servirci del potere.

Ma, alla fine, ne finiamo asserviti. Si tratta, come dicevo, di una vecchia storia. Dato che, giustamente - direi doverosamente - il nostro senso religioso, facendoci amare il mondo, ci proietta verso l'azione - e dunque al potere - alla fine rischiamo sempre di rimanerne imprigionati. Tanto più quando facciamo politica, che è quel sotto sistema sociale che, da molti secoli, si struttura proprio attorno a questa categoria. A dire il vero, il cristianesimo si distingue per il suo pensiero originale: nel Vangelo c'è scritto che chi vuole essere il primo deve essere ultimo e chi vuole avere potere deve servire. Come dire: c'è un modo paradossale di agire - cioè di aver potere - che è agire attraverso la debolezza e l'umiltà.

La morte in croce di Cristo è, da questo punto di vista, l'espressione massima di un'azione 'impotente' che rivela la sua massima potenza. Liberando così l'azione dalle trappole del potere. Forma archetipica di quella che a me piace chiamare "azione deponente - cioè che si 'depone', almeno un po', pur senza rinunciare alla concretezza della realizzazione. Nella serena fiducia che, nel mondo, non siano attive solo le azioni dell'uomo. Ma questo modo paradossale tende a non avere cittadinanza in un mondo che si auto condanna a un orizzonte miope. 


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
10/01/2013 - Guardare al nostro Pastore (claudia mazzola)

I politici che sono di Cl dovrebbo ascoltare di più il Papa.

 
10/01/2013 - E UN PO' DI AUTOCRITICA ?! (Astorre Mancini)

Concordo con l'analisi del prof. Magatti. Tuttavia a mio avviso il documento di CL è del tutto carente di un'analisi autocritica in merito a quella che ritengo essere stata una eccessiva "compromissione" del Movimento sul piano politico. L'esperienza degli ultimi vent'anni, con la non trascurabile parentesi formigoniana, rappresenta, io credo, il massimo tradimento di quel principio della "irriducibile distanza critica" su cui si è soffermato don Giussani nella riflessione richiamata nel comunicato. In questi anni coloro i quali hanno declinato sul piano dell'agire politico la propria appartenenza al Movimento, non hanno saputo marcare la necessaria differenza con la cultura politica espressa dal berlusconismo e dalla Lega. Per tale ragione CL dovrebbe oggi svolgere un'autocritica non tanto in ordine alla propria appartenenza al centrodestra piuttosto che al centrosinistra, quanto in merito al proprio atteggiamento di coinvolgimento politico/partitico tenuto in questi anni. Sul piano più strettamente esperienziale (ed ecclesiale), si tratta di riflettere sul rapporto fede/cultura come interpretato dal Movimento.