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SCENARIO/ L'urlo di Bersani a Monti, una richiesta di "aiuto"

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Per non dire di Berlusconi, l’uomo che aveva portato la nave sugli scogli, e ora dice che è stata colpa dei soccorritori. Per non dire di Alfano che si è fatto più volte tarpare le ali dal capo, per mancanza di “quid”, e che si è visto negate anche le risorse per fare le primarie, che infatti non si sono tenute. Salvo poi tornare all’ovile deludendo chi aveva puntato su di lui per un cambiamento profondo. Insomma, al di là del ricompattamento della classe dirigente l’elettorato tradizionale del centrodestra ha mille motivi per voltare le spalle all’alleanza che ha fatto così cattivo uso del consenso di cinque anni fa e – al di là dei limiti attuali dell’iniziativa – ha mille ragioni per guardare lo stesso con meno sfiducia a Monti, in grado almeno di farsi valere in Europa, con la speranza che si faccia strada in Italia chi sia in grado di coadiuvarlo meglio.

Certo, se invece si guarda all’affidabilità e al tasso di democrazia di una forza politica, con tutti i limiti e le storture del caso, il Pd e Pier Luigi Bersani sono gli unici ad offrire tali garanzi. E sarà forse anche per questo che personaggi simbolo come Flavia Nardelli, segretaria dell’istituto Sturzo e figlia di Flaminio Piccoli, praticamente la quintessenza dell’essere democristiani, ha accettato la candidatura per i Democratici.

Ma se l’obiettivo è dare vita anche in Italia a un partito cristiano e moderato modello Ppe la strada nonostante tutto resta Monti e se è comprensibile, un po’ a fatica, l’atteggiamento di chi ha scelto di restare con Berlusconi molto meno si comprende la non-scelta di chi avendo ben chiara la deriva berlusconiana ancora traccheggia sperando nel ripescaggio.

Intanto tutti i giornali oggi titolano sullo scontro Bersani-Monti, ma a saper leggere fra le righe la realtà essa dice tutt’altro. Dice di un Bersani che, sì, punta i piedi e fa sapere attraverso canali ufficiosi che se vince alla Camera o avrà l’incarico o si opporrà a ogni altra soluzione, con il potere di veto che la prevedibile maggioranza alla Camera gli consentirà. E dunque in caso di pareggio al Senato sarebbe pronto anche a minacciare il ritorno al voto. Ma dietro la minaccia c’è l’offerta a Monti: è inutile che lavori per togliermi l’autosufficienza al Senato, magari regalando la vittoria al centrodestra in Lombardia. Tanto l’offerta di collaborazione è già sul tavolo, ha fatto sapere Bersani al premier, anche in caso di autosufficienza senza bisogno di inseguire il pareggio al Senato. Ingroia l’ha detto apertamente, ma è inutile aggiungere che anche l’alleato Vendola non deve aver per niente gradito l’offerta di collaborazione del Pd a Monti che lo metterebbe all’angolo. Ed è questa la vera novità di ieri, guardata peraltro benevolmente da Napolitano che dovrà dare l’incarico e auspica una base parlamentare più larga possibile. Altro che scontro Monti- Bersani.



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