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Politica

BERLUSCONI/ No a Mario Monti presidente della Repubblica

Ormai pare che il suo nemico numero uno non siano più i comunisti, ma Mario Monti. Non ha motivo, del resto, di odiare Bersani che, tutt’al più, può considerarlo un avversario da battere.

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Ormai pare che il suo nemico numero uno non siano più i comunisti, ma Mario Monti. Non ha motivo, del resto, di odiare Bersani che, tutt’al più, può considerarlo un avversario da battere. Ma da Monti si sente tradito Aveva sostenuto il suo governo, fino al ddl sviluppo quando gli tolse la sfiducia, e considera merito suo se ha potuto fare per un anno il presidente del Consiglio. Del resto, Monti si era impegnato a non ripresentarsi e ora che, invece, si candida, e dopo aver rifiutato l’offerta di fare il leader dei moderati del centrodestra, si sente doppiamente tradito. Tanto più che i nuovi alleati del premier sono vecchie conoscenze di Berlusconi, da lui altametne detestate, Fini e Casini. Si capisce, quindi, al risposta data a Telecamere, quando, a chi gli chiedeva se vedrebbe bene il professore della Bocconi al Quirinale, ha detto: «Assolutamente no». Laddove non ci fosse un’ampia maggioranza in Senato, come è probabile, il presidente della Repubblica sarà eletto attraverso un accordo tra le forze politiche. Il Cavaliere, inoltre, ha fatto presente che Monti non concorre per vincere. Se, infatti, Bersani non dovesse disporre di un’ampia maggioranza, e dovesse avere dei problemi con Sel, le liste di centro sarebbero pronte a sostituirsi a Sel. «La lista Monti –ha aggiunto - si aggrappa alla speranza di togliere voti ai moderati, non hanno nessuna speranza di vincere, ma vogliono togliere voti a noi per offrirsi come una ruota di scorta alla sinistra». Da questo punto di vista ha invitato ancora una volta a votare esclusivaemtne in grandi partiti facendo presente che, se al Senato dovesse mancare la maggioranza ad una coalizione, l’accordo si dovrebbe siglare tra le grandi forze in campo, quindi, tra Pdl e Pd. Addirittura, l’ex presidente del Consiglio si è spinto a dire che preferirebbe al governo un partito di sinistra, piuttosto che una formazione frutto di strane maggioranze. Anche se, ha chiarito, il programma del Pd lo spaventa. A cominciare dall’ipotesi di introdurre una patrimoniale e dalla possibilità che si decida di aprire in maniera indiscriminata il voto agli immigrati.