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CL & POLITICA/ Sapelli: la lezione di don Giussani, i valori e l'unità "sbagliata"

Continua il confronto a più voci sulla Nota di Comunione e Liberazione sulla situazione politica. Dopo Salvatore Abbruzzese e Mauro Magatti, interviene GIULIO SAPELLI

Luigi Giussani (1922-2005) (Immagine d'archivio) Luigi Giussani (1922-2005) (Immagine d'archivio)

La chiamata della sentinella della notte giunge sempre quando il nostro cuore non è preparato ad ascoltare quel richiamo. Esso è un grido lacerante che ci dilania il cuore perché ci chiama alle nostre responsabilità e ci pone dinanzi alla grande questione della modernità, che si avvia oggi non verso una postmodernità che non esiste, quanto, invece, verso un’era di post-secolarizzazione.

L’esperienza del sacro e quindi della fede e della chiamata risorge impetuosa nel mondo, in tutto il nuovo mondo che sorge epifanicamente intorno a noi, persone di un vecchio continente che crede troppo spesso all’autosufficienza di una fede che non parla più il linguaggio consueto che troppo spesso recitiamo clericalmente, ma ci deve impegnare nuovamente, invece, con lo spirito del cristianesimo delle origini. La storia delle prime comunità cristiane, allora, diviene la nostra storia e noi dobbiamo vivere la vita come una chiamata e un’assunzione continua di responsabilità dinanzi a Chi ci chiama: a Dio e all’Eterno, al destino che si inscrive nella Provvidenza e che ogni giorno ricerca una nuova Pentecoste. 

L’Europa, in questo senso, è terra di missione, perché è l’ultimo lembo di una secolarizzazione che in tutto il nuovo mondo, compreso gli Usa, sta morendo e che invece nel continente europeo persiste e si incancrenisce. Questo è il frutto di un nichilismo che elimina dall’ orizzonte umano la trascendenza e colma l’esperienza personale di immanentismo radicale che si insinua in ogni manifestazione della vita umana. 

La politica, se ha un senso, non può non essere per il cristiano che sempre attende la chiamata della sentinella della notte, la politica per il cristiano non può che essere, oggi, qualcosa di ben più grande e pervasivo del dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. Oggi la politica deve essere unità di distinti, ma nel contempo interrelazione tra la chiamata a cui dobbiamo rispondere come persone libere e appartenenza al popolo di Dio. Un Dio che chiama e che è sempre presente: ci sceglie, non è scelto. È questa presenza che dobbiamo conservare e diffondere con la testimonianza in qualsivoglia azione umana, individuale o associata. La politica non può più essere solo der weg zu macht, ossia la via al potere, ma deve essere sempre testimonianza. Personale testimonianza nella libertà di azione e di assunzione di responsabilità nella pienezza della libertà. 

Ma la libertà non esiste senza obbligazione. Obbligazione che è sì giuridica se siamo buoni cittadini, ma che è anche e soprattutto obbligazione alla trascendenza possibile e alla santificazione della vita attiva nel lavoro e nella politica. L’azione in comunità inizia il cristiano all’assunzione di responsabilità, ma non può sostituire o costituire altro che la sua area di responsabilità personale, solo e sempre personale.