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SCENARIO/ Il dopo elezioni? Conterà più Napolitano di Santoro...

Pubblicazione:domenica 13 gennaio 2013 - Ultimo aggiornamento:domenica 13 gennaio 2013, 9.25

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Intervenendo all’assemblea di Orvieto dell’area Libera del Pd, Monti ha lanciato un appello ecumenico: «Qualunque sia l’esito delle prossime elezioni spero che si faciliti la collaborazione tra punti riformisti che esistono più o meno in tutti partiti». Poi, si è detto convinto del fatto che i tradizionali schieramenti siano del tutto inadeguati a fronteggiare la fase che stiamo vivendo. E che è giunto il momento di superare le classiche distinzioni destra-sinistra. A livello italiano, ma anche europeo.  Abbiamo chiesto a Ugo Finetti come potrebbero evolvere il dibattito e lo scenario politico.  

L’esigenza espressa da Monti è condivisibile?

Destra e sinistra sono nate nell’assemblea della Rivoluzione francese e, effettivamente, è lecito parlare del superamento del tipico schema classista. Intendo dire che oggi è facilmente ipotizzabile una collaborazione tra certe categorie d’impresa e i lavoratori sul fronte, per esempio, della lotta alla stretta creditizia. Le distinzioni che esistono a livello europeo tra le famiglie popolari e social-democratiche, invece, difficilmente sono superabili. Ci sono temi e contenuti che sono tutt’altro che fantasiosi. L’Italia, però, è un caso particolare. Abbiamo assistito, infatti, al fallimento del bipolarismo, inquinato da veleni, lotte esacerbate e da una dialettica incentrata su comici e magistrati.

La convergenza dei riformisti dopo le elezioni è possibile?

Temo di no. All’epoca dell’insediamento del governo tecnico si erano create le condizioni per una convergenza tra Pd e Pdl, tali da potere far emergere le componenti più riformiste della politica. Nel momento in cui Monti, da punto di riferimento per le forze più equilibrate è diventato il concorrente sia dell’uno che dell’altro schieramento, si sono acuite le ragioni degli antimontiani, con il conseguente ricompattamento tra Pdl e Lega e tra il Pd e Sel. Anche se, tra uno schieramento e l’altro esiste una fondamentale differenza.

Quale?

Il centrodestra è compatto contro Monti, mentre nel centrosinistra c’è una componente, quella a destra di Bersani, che (nonostante in seguito alle primarie dei parlamentari risulti in difficoltà) continua a ritenere necessaria, dopo le elezioni, l’interlocuzione con l’attuale premier. Lo stesso Pd, nel suo insieme, non esclude un dialogo. Del resto, Monti si sta presentando come un anti-Berlusconi sobrio. Mentre la possibilità di dialogo post elettorale tra il capo del Pdl e il professore è esclusa, quella tra Bersani e Monti è verosimile.

In cosa potrebbe consistere?


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