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CL & POLITICA/ Israel: anche i "valori non negoziabili" possono diventare slogan...

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Julián Carrón, presidente di Cl (InfoPhoto)  Julián Carrón, presidente di Cl (InfoPhoto)

Ma qui sorge una questione cruciale. L’intelligenza della fede e la corrispondente intelligenza della realtà non sono mai un deposito statico, acquisito una volta per tutte, bensì qualcosa che deve essere essere continuamente vissuto e rinnovato: un’intelligenza della fede che si approfondisce continuamente e continuamente si misura con una realtà che muta. La scelta del cardinale Ruini di cui si diceva aveva come complemento necessario il compito di approfondire i principi della fede e della sua presenza nel mondo. Altrimenti, anche quei “principi non negoziabili” sarebbero divenuti un vuoto manifesto, sarebbero divenuti paradossalmente una sorta di politica minimalista: un elenco di “richieste” da fare al mondo “esterno”, e non qualcosa che nasce e continuamente si alimenta del pensiero di una comunità religiosa. Ad esempio, i tentativi prodotti dal “Progetto culturale” nella individuazione dei principi di un’educazione corrispondente a una visione cristiana, andavano nella giusta direzione, se pure non hanno prodotto molti risultati.

Chi scrive non è un cristiano, ma credo che noi ebrei si abbia con i cristiani molti problemi in comune, che assumeranno caratteri dirompenti se non riusciremo a veder chiaro entro noi stessi, ed entro la nostra esperienza religiosa. Dopo aver sviluppata una lucida e profonda analisi sul matrimonio gay e le sue implicazioni morali e antropologiche, il gran rabbino di Francia Gilles Bernheim ha rilasciato un’intervista al quotidiano cattolico La Croix in cui lancia un grido d’allarme fortissimo: «Abbiamo ampiamente perso la comprensione, insieme teorica e pratica, di quello che è il senso morale». Non sto ad approfondire le motivazioni che, secondo Bernheim, sono alle radici di questa perdita e che, per tanti versi, sono in consonanza con vari interventi di Benedetto XVI. Voglio solo sottolineare il coraggio di aver pronunciato queste parole: «senso morale». Troppi oggi ne hanno paura come se evocassero la condanna delle minigonne, e preferiscono parlare di “etica” (da cui la sopravvalutazione di quella singolare entità che è la “bioetica”, una categoria pratica che ha come essenza la negoziazione e cioè il contrario dei valori morali).

La dissoluzione dell’unità politica delle comunità religiose non è un dramma, e può anzi essere vissuta come un fatto positivo, se non si rinuncia a coltivare e sviluppare il tessuto unitario più importante: i principi morali che sono alla base dell’esperienza religiosa. Se smettiamo di coltivare questo tessuto allora sì che ogni unità è persa e non resta più nulla. Diversamente conquisteremo forme di unità insperata: l’azione politica delle persone, nei luoghi che riterranno più opportuni non creerà problemi.



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COMMENTI
15/01/2013 - cattolici e politica (CARLA VITES)

Innanzitutto andrebbe ricordato come ciò che Israel cita ad esempio di 'illuminato' rinnovamento del modo di concepire la politica da parte dei cattolici secondo il giudizio di Lombardo Radice sia soprattutto ciò che tanta dovizia di lavoro argomentativo nonchè storico-filosofico costò a Augusto Delnoce per 'smascherare' l'ideologia del compromesso storico: cioè ben più di un accordo su alcuni temi tra cattolici e comunisti, ma la pretesa, partita proprio da ambienti cattolici quali quelli rappresentati da un Rodano o da un Balbo -di unire i due fronti su un materialismo solo 'pratico' spurgato da quello 'scientifico o filosofico' tipicamente marxiano,che avrebbe garantito una lettura del sociale e dell'economia- in fondo -scientificamente 'corretta'. Questo fu, ed è tuttora in larga parte del mondo cattolico, senza dubbio secondo Delnoce un errore e proprio negli anni '70 venne impostato su grande scala. In riferimento alla posizione del Rabbino di Francia è effettivamente condivisibile che ci siano priorità etiche comuni a qualunque posizione religiosa, ma lui stesso afferma che non esiste più un vocabolario condiviso su cosa sia 'etico' e cosa no in quanto la stessa parola 'etica' è stata riempita d significati non suoi. la stessa vicenda è occorsa al termine 'politica', a mio avviso e quindi difendere dei valori non negoziabili non è più chiaro quando non si sa rispetto a cosa e ciò con cui li si voglia difendere: la politica stessa appunto.