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CL & POLITICA/ Israel: anche i "valori non negoziabili" possono diventare slogan...

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Julián Carrón, presidente di Cl (InfoPhoto)  Julián Carrón, presidente di Cl (InfoPhoto)

La società contemporanea pone sfide enormi cui il pensiero religioso non può sottrarsi. Tra tutte la posizione da prendere di fronte a un dilagante materialismo sostenuto fallacemente con presunte prove “scientifiche”. È possibile aderire alla nuova dogmatica delle neuroscienze, per cui la coscienza, la morale, il libero arbitrio, e persino la fede religiosa sono ridotti a una questione di neuroni e di genetica, e l’educazione, l’istruzione, le relazioni interpersonali a una faccenda da gestire in termini biomedici? Penso che se si accetta questo la possibilità di una morale è esclusa, finita, distrutta alla base. Per dirla alla Dostoevskij, “Dio è morto e tutto è possibile”. Anche la “difesa della famiglia” diventa una parola vuota se subiamo una visione materialista per il terrore dello scientismo dominante. Eppure vediamo che tante persone attorno a noi, che pure si dichiarano religiose, accettano questo punto di vista, forse per il timore di essere etichettate come reazionarie e oscurantiste. 

In quanto ebreo, sono esterno al movimento di Comunione e liberazione con cui ho però avuto diverse esperienze, sempre molto positive e stimolanti. Ho letto diversi scritti di don Giussani e sono stato particolarmente interessato e attratto dalle sue riflessioni su un problema che gli stava particolarmente a cuore, quello educativo. Ebbene, confesso che talora resto atterrito da una cacofonia di voci, alcune delle quali in assoluta dissonanza con il pensiero di don Giussani. Beninteso, nessun pensiero umano è qualcosa di assoluto e nessuno è tenuto ad aderirvi in modo supino. Ma per un movimento vivo e autentico il riferimento a un fondatore non può essere il vuoto richiamo a un nome come a uno stendardo. Sono convinto che un movimento vitale come Comunione e liberazione, nel momento stesso in cui si richiama al senso profondo delle sue origini, saprà mettere al centro della propria riflessione e della propria azione questi temi vitali ponendosi come obiettivo il dissipare la confusione che oscura le menti. Citerò don Giussani, al riguardo: «Quando una egemonia culturale e sociale tende a penetrare il cuore aizzando le già naturali incertezze, è venuto il tempo della persona». 



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COMMENTI
15/01/2013 - cattolici e politica (CARLA VITES)

Innanzitutto andrebbe ricordato come ciò che Israel cita ad esempio di 'illuminato' rinnovamento del modo di concepire la politica da parte dei cattolici secondo il giudizio di Lombardo Radice sia soprattutto ciò che tanta dovizia di lavoro argomentativo nonchè storico-filosofico costò a Augusto Delnoce per 'smascherare' l'ideologia del compromesso storico: cioè ben più di un accordo su alcuni temi tra cattolici e comunisti, ma la pretesa, partita proprio da ambienti cattolici quali quelli rappresentati da un Rodano o da un Balbo -di unire i due fronti su un materialismo solo 'pratico' spurgato da quello 'scientifico o filosofico' tipicamente marxiano,che avrebbe garantito una lettura del sociale e dell'economia- in fondo -scientificamente 'corretta'. Questo fu, ed è tuttora in larga parte del mondo cattolico, senza dubbio secondo Delnoce un errore e proprio negli anni '70 venne impostato su grande scala. In riferimento alla posizione del Rabbino di Francia è effettivamente condivisibile che ci siano priorità etiche comuni a qualunque posizione religiosa, ma lui stesso afferma che non esiste più un vocabolario condiviso su cosa sia 'etico' e cosa no in quanto la stessa parola 'etica' è stata riempita d significati non suoi. la stessa vicenda è occorsa al termine 'politica', a mio avviso e quindi difendere dei valori non negoziabili non è più chiaro quando non si sa rispetto a cosa e ciò con cui li si voglia difendere: la politica stessa appunto.