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CL & POLITICA/ Israel: anche i "valori non negoziabili" possono diventare slogan...

Pubblicazione:lunedì 14 gennaio 2013 - Ultimo aggiornamento:lunedì 14 gennaio 2013, 10.45

Julián Carrón, presidente di Cl (InfoPhoto) Julián Carrón, presidente di Cl (InfoPhoto)

L’unità politica dei cattolici è finita molto tempo prima che iniziasse la parabola discendente della Democrazia cristiana. Un fattore importante fu la scelta del Partito comunista di avviare un intenso “dialogo” con i cattolici basato sull’idea che le istanze sociali cristiane potessero trovare un luogo naturale nel movimento socialista e comunista che, a sua volta, gettava alle ortiche il “vieto” (come si diceva allora) ateismo di stile sovietico. Fu un’iniziativa di successo che spostò una parte consistente nel mondo cattolico a sinistra, ancor prima che finisse la Guerra fredda, che spingeva il mondo cattolico a schierarsi col blocco occidentale. Ricordo quando, negli anni Settanta, uno degli intellettuali comunisti più attivi nel “dialogo”, Lucio Lombardo Radice, mi disse con compiacimento di “essere nella manica” di un influente cardinale. Poi, la fine dei blocchi contrapposti, il disfacimento della Dc, la fine dei partiti comunisti ufficiali, han chiuso definitivamente ogni spazio per la ricostituzione di un movimento politico dei cattolici. 

La scelta del cardinale Ruini, nella sua qualità di Presidente della Cei, di dare per scontata la disseminazione del mondo cattolico nei vari movimenti politici e di puntare con decisione sulla difesa dei valori fondamentali caratterizzanti l’identità cattolica, i valori “non negoziabili”, è stata una delle risposte più intelligenti e feconde alla dissoluzione dell’unità politica dei cattolici. Tuttavia, c’è chi non si è rassegnato all’ineluttabilità di tale dissoluzione. Risultando estremamente difficile, se non proibitivo, riproporre quell’unità nelle forme partitiche del passato – che, come si è detto, erano in via di sgretolamento ben prima della caduta del Muro – è emersa la ricorrente tentazione di indicare il movimento in cui ciascuno aveva deciso di svolgere la propria azione politica come il polo “giusto”, come il luogo ideale in cui tutti i cattolici potevano vedere difesi nel modo ottimale i propri valori. 

Anche questa si è rivelata un’illusione e gli eventi recenti ne costituiscono la prova. Al tentativo di identificare questo o quel movimento come il polo “ideale” sono seguite disillusioni che si stanno risolvendo nella dislocazione del mondo cattolico un po’ dappertutto. Anche in Comunione e Liberazione tali illusioni hanno trovato spazio e, dopo qualche sbandamento, hanno dato luogo – a testimonianza della fondamentale salute del movimento – al documento che stiamo commentando che, molto correttamente, definisce l’ambito in cui si colloca Cl, che è “una testimonianza di fede pertinente alle esigenze della vita”. Il documento si riallaccia ai giudizi formulati da don Giussani quasi quarant’anni fa, così chiari che si commentano da soli, e sono completati dalla frase di Benedetto XVI quando parla di un contributo dei cristiani che diviene decisivo quando «l’intelligenza della fede diventa intelligenza della realtà, chiave di giudizio e di trasformazione». Sta alla libera coscienza del singolo cercare le vie concrete per rendere operante, anche sul terreno politico, tale intelligenza della realtà. 


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COMMENTI
15/01/2013 - cattolici e politica (CARLA VITES)

Innanzitutto andrebbe ricordato come ciò che Israel cita ad esempio di 'illuminato' rinnovamento del modo di concepire la politica da parte dei cattolici secondo il giudizio di Lombardo Radice sia soprattutto ciò che tanta dovizia di lavoro argomentativo nonchè storico-filosofico costò a Augusto Delnoce per 'smascherare' l'ideologia del compromesso storico: cioè ben più di un accordo su alcuni temi tra cattolici e comunisti, ma la pretesa, partita proprio da ambienti cattolici quali quelli rappresentati da un Rodano o da un Balbo -di unire i due fronti su un materialismo solo 'pratico' spurgato da quello 'scientifico o filosofico' tipicamente marxiano,che avrebbe garantito una lettura del sociale e dell'economia- in fondo -scientificamente 'corretta'. Questo fu, ed è tuttora in larga parte del mondo cattolico, senza dubbio secondo Delnoce un errore e proprio negli anni '70 venne impostato su grande scala. In riferimento alla posizione del Rabbino di Francia è effettivamente condivisibile che ci siano priorità etiche comuni a qualunque posizione religiosa, ma lui stesso afferma che non esiste più un vocabolario condiviso su cosa sia 'etico' e cosa no in quanto la stessa parola 'etica' è stata riempita d significati non suoi. la stessa vicenda è occorsa al termine 'politica', a mio avviso e quindi difendere dei valori non negoziabili non è più chiaro quando non si sa rispetto a cosa e ciò con cui li si voglia difendere: la politica stessa appunto.