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Politica

BERLUSCONI/ Voterei Draghi al Quirinale. La Bce: è impegnato fino al 2019

Effettivamente, il nome di Draghi, così come quello, per citarne un altro, di Giuliano Amato, da tempo risuona tra i corridoi della politica come ipotetico successore di Giorgio Napolitano.

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Effettivamente, il nome di Draghi, così come quello, per citarne un altro, di Giuliano Amato, da tempo risuona tra i corridoi della politica come ipotetico successore di Giorgio Napolitano. Indubbiamente, qualunque personaggio sia dotato di un certo spessore, prestigio e autorevolezza, è in genere considerato papabile alla più alta carica dello Stato. Resta il fatto che l’opzione è particolarmente suggestiva. Draghi, l’uomo dell’anno per il Times, è stato colui che, probabilmente, più di chiunque altro è riuscito a contrastare la crisi dei debiti sovrani che ha colpito l’Europa. Nel corso del 2011 si è battuto per l’approvazione del Fondo salva stati, ha annunciato l’impegno della Bce per salvaguarda i debiti degli Stati sovrani e, infine, ha detto che, laddove si fosse ritenuto indispensabile, la Banca Centrale avrebbe proceduto all’acquisto illimitato di titoli di quei Paesi che, altrimenti, sarebbero andati incontro al default. Tanto era bastato per far sì che gli spread crollassero e che, finalmente, i governi, specialmente quello italiano potessero considerare l’emergenza finanziaria conclusa, e dedicarsi all’economia reale. E’ quanto, da giorni, nell’ambito della campagna elettorale, va ripetendo Berlusconi. Il quale sta abbondantemente sottolineando come il merito del calo dei differenziali tra i nostri Btp e gli omologhi tedeschi sia merito dell’ex governatore della banca d’Italia, e non del premier Mario Monti. Per questo a chi gli chiedeva, ospite di Omnibus, se avrebbe visto bene la candidatura dei Draghi alla presidenza della Repubblica, l’ex premier ha risposto: «Assolutamente sì. Se ci fosse una maggioranza che lo proponesse io lo voterei». Spiegando, in precedenza, che diventare l’inquilino del Quirinale non sia mai stata la sua aspirazione, Berlusconi ha anche precisato di avere in mente un nome particolare, ma di non aver nessuna intenzione di dirlo per evitare di bruciarlo. Non si capisce se si riferisse proprio a Draghi o, più probabilmente, a Gianni Letta. Sta di fatto che il numero uno dell’Eurotower si è affrettato a smentire, almeno formalmente, che la possibilità rientri nel novero delle cose reali.