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INGROIA & BERSANI/ Rizzo (Csp): ma che c’azzeccano i comunisti con Di Pietro e i pm?

Pubblicazione:martedì 15 gennaio 2013

Antonio Ingroia (InfoPhoto) Antonio Ingroia (InfoPhoto)

Tra i contenuti della lista non mi pare che siano state poste questioni relative al conflitto sociale o al conflitto tra capitale e lavoro. Al contrario, l’unico obiettivo della coalizione sembra essere la legalità; ora, tutti siamo contro la mafia, è ovvio. Ma perché nessuno dei partiti che si richiamano alla tradizione comunista ha sottolineato come la criminalità organizzata esista perché la nostra società è fondata sul profitto?

Oltretutto, il giustizialismo, almeno in teoria, dovrebbe essere una posizione di destra…

Appunto. Per non parlare della posizione di questa cosiddetta sinistra sull’Europa, alla quale ritiene di poter cedere serenamente la nostra sovranità. Insomma, le ragioni dell’inconciliabilità del comunismo con questa lista sono evidenti. Oltretutto, costoro, una volta eletti, cosa farebbero?

Ce lo dica lei.

Cercano di apparire come alternativi al Pd. Ma, non appena il Pd li chiamerà, si faranno trovare pronti. E, come sempre, risulteranno del tutto irrilevanti. Basti pensare all’assoluta assenza di importanza che ha rivestito l’azione di governo di svariati ministri comunisti. Inoltre, il fatto che alcuni esponenti della coalizione si siano sentiti in dovere di rifiutare esplicitamente l’ipotesi di un patto di desistenza la dice lunga sulla sua sovranità limitata.

Quindi, l’accordo, alla fine, ci sarà?

Diciamo che, per il momento, ci sono stati dei processi tutt’altro che lineari. Non dimentichiamo che, ad oggi, è sempre stato Ingroia a chiedere un’interlocuzione con il Pd. E, finora, gli sono sempre state sbattute le porte in faccia. La sua assenza dalla competizione per conquistare la regione Lombardia, inoltre, è piuttosto sospetta. A questo punto, se l’accordo si farà o meno, dipenderà, in gran parte, dai voti effettivi che prenderanno il centrosinistra e Rivoluzione civile. Tutto ciò conferma come, in fondo, ci sono cose che contano più dell’entrata in Parlamento.

Quali, per esempio?

Credo che sia più importante radicarsi sul territorio.  Costruendo, ad esempio, le condizioni per uno sciopero generale o che per alcune grandi battaglie sociali.

Come valuta, infine, il fatto che la candidatura di Di Pietro in Lombardia escluderà Agnoletto dal Parlamento?

Mi lascia del tutto indifferente. Salvo il fatto che era chiaro che una lista composta in questa maniera avrebbe dato vita ad  un mercato di questo genere.

 

(Paolo Nessi)



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