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INGROIA & BERSANI/ Rizzo (Csp): ma che c’azzeccano i comunisti con Di Pietro e i pm?

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Antonio Ingroia (InfoPhoto)  Antonio Ingroia (InfoPhoto)

Desistere, desistere, desistere! Come si fa a chiedere una cosa del genere al partito dei giudici e dei pm? Il Pd potrebbe averlo fatto. Sempre che la versione dei sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, corrisponda a verità. Ma non c’è motivo di dubitarne. In sostanza, avrebbe chiesto a Rivoluzione Civile la cortesia di evitare di candidarsi al Senato in Sicilia, Campania e Lombardia. Un patto di desistenza volto a impedire che il centrosinistra perda i premi di maggioranza che, a Palazzo Madama, sono attribuiti su base regionale. Il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini, si è affrettato a smentire. Ma, insomma, c’è aria di inciucio. Marco Rizzo è il segretario Nazionale di Comunisti sinistra popolare-Partito comunista. L’unico dell’estrema sinistra che non fa parte della coalizione guidata da Ingroia (in Rivoluzione Civile sono confluiti i Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista, oltre ad Azione Civile, Rete 2018, Movimento Arancione, IdV e Verdi). Gli abbiamo chiesto cosa ne pensa della lista dell’ex pm di Palermo.

Perché il suo partito è l’unico a non far parte della coalizione di Ingroia, tra quelli che si richiamano alla tradizione comunista?

Non volevamo fare come quei partiti, che si sono rivelati pronti a barattare la propria storia, il proprio simbolo e le proprie bandiere per un posto (eventuale) in Parlamento. E in terza fila.

Ma almeno, loro, qualche chance di entrarci ce l’hanno.

Guardi, credo che i comunisti, se mai dovessero rientrare in Parlamento, dovranno farlo dal portone principale. A testa alta, e con i loro simboli. Senza sotterfugi e camuffamenti.  

Oggi, invece, cosa sta accadendo?

Già nel 2008 i partiti comunisti accetteranno di abbandonare qualsivoglia titolarità, e si riunirono sotto le insegne dell’arcobaleno; in occasione di questa tornata si è compiuto un ulteriore passo avanti rispetto all’azzeramento della propria tradizione.

Perché?

Non solo non competono con i propri simboli, ma accettano la classica leadership mediatica. Oltretutto, collocandosi all’interno di un logo dove campeggia a lettere cubitali il nome del candidato. Esattamente come in tutti gli altri partiti di natura padronale e carismatica. Come se non bastasse, per lo meno, nella lista arcobaleno i comunisti erano capilista. Qui, invece, sono al terzo, quarto, quinto posto. Non vanno alle conferenze stampa, non si parla di loro. Sono praticamene tenuti nascosti. Un’umiliazione.  

Avranno deciso di candidarsi con Ingroia per una ragione ideale.


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