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CL & POLITICA/ Polito: questa nuova libertà fa bene ai ciellini

Pubblicazione:mercoledì 16 gennaio 2013 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 16 gennaio 2013, 12.35

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Forse anche a causa del marchio che il fascismo ha impresso sulla nostra cultura nazionale, e che puntava a racchiudere la totalità dell’esperienza umana nell’attività politica e nel partito politico (l’opposto del “totus tuus” del cristiano), siamo diventati un paese decisamente iper-politicizzato, in cui cioè la politica irrompe in ogni aspetto della vita della comunità e delle persone, anche lì dove non dovrebbe e quando non vi è gradita: dall’amministrazione delle cosa pubblica (Sanità compresa), alle carriere universitarie, alle assunzioni, spesso uccidendo il merito; fino alla distorsione del dibattito pubblico, nel quale da vent’anni ormai non è più permesso chiedersi che cosa giovi al Paese, ma solo se giova a questa o a quella parte; impoverendo così drasticamente la capacità della politica di occuparsi di ciò che dovrebbe essere il suo fine, e cioè il “bene comune”.

Se proprio dovessi dire la mia, confesserei che sono contento che i membri di Cl abbiano stavolta una pluralità di possibile impegno politico e di scelta elettorale, maggiore che in passato. Perché di questo si tratta: siccome il sistema politico italiano si è arricchito di nuovi protagonisti e di maggiore articolazione, anche i militanti di Cl, come tutti i cattolici e tutti i cittadini, hanno più alternative, e spero le usino. Credo infatti che questa abbondanza, che può certamente anche indurre in confusione, sia comunque un bene per uscire da quel bipolarismo muscolare e belluino che non ha fatto bene all’Italia negli ultimi anni. Se si parlerà più del come e meno del chi, più dei programmi e meno dei leader, e se un membro di Cl avrà a disposizione tre-quattro scelte diverse ma tutte compatibili con l’“intelligenza della fede”, vuol dire che le cose migliorano.

Tra l’altro il pluralismo politico è anche un forte antidoto al cristallizzarsi delle strutture di potere, nelle quali la tentazione della corruzione, morale o materiale, può diventare troppo forte perfino per un credente. È dunque anche la condizione per cui non si debba un giorno ridire, come ha splendidamente detto Julián Carrón a proposito degli scandali che hanno colpito la Regione Lombardia: “Sono stato invaso da un dolore indicibile nel vedere che cosa abbiamo fatto della grazia ricevuta”. Perché il pluralismo è anche umiltà.

 



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COMMENTI
17/01/2013 - da imparare (alcide gazzoli)

Stampero questo articolo per conservarlo. Mi stupisco di come si possa imparare la chiarezza di giudizio da un non credente che usa cosi bene la ragione.

 
16/01/2013 - La libertà secondo Polito... (antonio dallera)

Fa veramente pensare l'entusiasmo di una "faina" come Polito nel salutare la presunta "libertà di scelta politica" che sarebbe stata data agli appartenenti a CL. In primo luogo penso che il "nostro" non abbia compreso il senso dei tanti richiami fatti da chi guida il Movimento, e la "libertà" di cui lui parla non è certo la libertà cristianamente intesa come "capacità di aderire a Dio". In secondo luogo, mi sembra che la vera ragione dell'entusiasmo di Polito sia la speranza che con questa scelta di "libertà" il tarlo della confusione e della digregazione si sia finalmente introdotto nel corpo di CL.

 
16/01/2013 - Libertà (francesco leone grotti)

E pensare che a me bastava quella vecchia di libertà.

 
16/01/2013 - Cosa è di Cesare e cosa è di Dio? (Corrado Brizio)

Come sempre lucido il pensiero di Polito. C'è sempre qualcosa che interroga profondamente tutte le volte che si sente la frase: "A Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio". Che cosa, dunque, è di Cesare? Si potrebbe anche parafrasare: che cosa Cesare pensa di possedere? La risposta sembra essere tutta racchiusa nella piccola moneta e nel suo "valore" effimero. Ma che cosa è di Dio? Viene in mente un'unica risposta: tutto. E infatti anche al governatore romano fu data la risposta che chiariva la sua pretesa: "Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto". Non è forse questo il livello da cui partire per meglio comprendere quella "irrevocabile distanza critica" di cui parla la Nota di Comunione e Liberazione? E chi capisce questo ne comprende anche tutto il portato di libertà e responsabilità per sé e per il mondo.

 
16/01/2013 - Nuova libertà? (CARLA VITES)

Sinceramente non capisco come si possa definire 'nuova' la libertà di votare chi si preferisce chiaramente all'interno dei famosi valori di riferimento che per un cristiano sono evidenti. E' nuova per chi pensa che la fede sia la paccottiglia che alcuni cristiani sedicenti tali hanno proclamato sia pur usando dei cosiddetti 'valori non negoziabili' mentre magari in contemporanea evadevano il fisco alla grande per anni e anni. Ma la fede cristiana è un'altra cosa: non ha mai sofferto il complesso di inferiorità per chi scindeva il 'successo' economico e di potere dai propri ideali come tanta scuola vetero marxiana capillarmente diffusa ha infiltrato anche nelle fila della chiesa. L'idea che per 'difendere' un'opera o un ideale si potesse ricorrere alla 'doppia morale' che ha distorto tutto il contenuto della parola politica dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi ha senz'altro influenzato anche l'impegno di determinati cristiani in politica, come si è visto recentemente. Ma per chi ha sempre cercato umilmente e con affezionata adesione al Magistero della Chiesa cosa fosse 'impegnarsi' o votare la libertà di oggi non è affatto 'nuova' né frutto di un documento emanato da qualche Consiglio di Presidenza.