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Politica

SPILLO/ Berlusconi, Monti, Bersani: veri o falsi riformisti?

Silvio Berlusconi con Mario Monti (InfoPhoto)Silvio Berlusconi con Mario Monti (InfoPhoto)

Il segreto di questa politica finta è che nessuno veramente pensa che si possa modificare il quadro delle compatibilità economiche fissate dal nuovo ordine globale della finanziarizzazione della vita umana. Nessuno prova a indicare priorità diverse da quelle di bilancio statale e a mettere in dubbio le direttive sovranazionali che garantiscono come valore prioritario la valorizzazione del capitale. L’insignificanza delle parole politiche, adoperate nel dibattito pubblico, che non introducono più discriminati forti e comprensibili è la prova del carattere profondamente nichilistico del nostro lessico politico. La corruzione delle parole che perdono significato e capacità di individuazione è contestuale alla corruzione morale e civile delle nostre società. 

La rinuncia ad esercitare quel potere di nominare le cose che Dio aveva donato agli esseri umani dopo la cacciata dal paradiso ha desertificato il mondo della comunicazione interpersonale e ha bruciato ogni autentica capacità creativa delle persone e dei gruppi umani. Non ci sono più nomi propri e come si sta cercando di fare in alcune scuole sperimentali della Svezia, anche i bambini sono invitati a non usare il proprio nome né a tenere conto della differenza sessuale in modo da creare una comunicazione assolutamente impersonale, teoricamente ispirata al principio secondo cui nessuna nuova creatura deve essere condizionata dalla provenienza e dalla appartenenza a una famiglia determinata. 

La corruzione della parola è la perdita di ogni vero e proprio confine, di ogni autentica differenza, mentre noi abbiamo appreso nei secoli che solo il limite e la diversità costringono il pensiero umano a oltrepassare se stesso per aprire la “storia” a nuove rappresentazioni di se stessi e del mondo. È in questo drammatico dato che si misura la vera capacità innovativa di una forza politica e della reale consistenza dell’elaborazione intellettuale e culturale. In questi termini credo che vada riutilizzata la parola “rivoluzione” sia pure con contenuti diversi dalla pura presa del potere e della conquista del “Palazzo di Inverno”. Se è vero che la globalizzazione ha segnato l’inizio di una rivoluzione anche antropologica, l’opposizione a questo trend mortifero deve avere i caratteri di una vera e propria controrivoluzione etica, politica e sociale. Permanendo in questo stato, il destino del mondo e anche quello del nostro Paese sarà sempre più affidato ai tecnocrati e agli specialisti dei dettagli. Come ha scritto Vittorino Andreoli, continuando sulla strada che stiamo percorrendo, il mondo umano avrà solo bisogno di veterinari per la salute del corpo e di ingegneri informatici per realizzare ancora lo scambio di “segni” da un luogo all’altro. 

Spetterà alla controrivoluzione produrre nuove parole e nuovi linguaggi per contrastare la deriva nichilistica dell’indifferenziato. 

 

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