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CL & POLITICA/ Robi Ronza: l'unità vien prima delle nostre scelte differenti

Pubblicazione:giovedì 17 gennaio 2013

Julián Carrón, presidente di Cl (InfoPhoto) Julián Carrón, presidente di Cl (InfoPhoto)

Tutto ciò premesso, resta il fatto che, fino a un passato recentissimo, le scelte programmatiche e quindi elettorali via via proposte da aderenti a Cl che si erano assunti “il rischio di un tentativo politico” risultavano sostanzialmente unitarie, e sempre godevano di un generale sostegno e spesso anche di una generale mobilitazione della gente del movimento. Perciò non sorprende che le  attuali divaricazioni possano suscitare in molti un disagio che non sarebbe paterno né fraterno sottovalutare. Dopo tante mobilitazioni generali, spesso sia soggettivamente che obiettivamente pesanti, siamo forse giunti a uno scombinato, contraddittorio e sconfortante “ognuno per sé”? Ci eravamo sbagliati prima o ci sbagliamo adesso?

Piuttosto che nella vita nel movimento, la risposta a tali quesiti va ricercata nella storia. Quello che ora si chiama Cl nacque negli anni della Guerra fredda quando - con ottimi motivi contingenti, ma non perciò meno importanti - la Chiesa chiedeva in Italia ai cattolici in via eccezionale il sostegno elettorale e rispettivamente la militanza politica in un solo partito, la Democrazia cristiana. Ciò consentì di fatto anche tra noi una sovrapposizione fra due cose di per sé non identiche, ossia da un lato una comune idea e un comune metodo “d’affronto dei problemi comuni” e dall’altro la “militanza politica vera e propria”. Oggi, a oltre vent’anni dalla fine della Guerra fredda e dalla conseguente fine della Democrazia cristiana e così via, è più che mai ora di cambiare. Come farlo senza che un cambiamento di tanto peso comprometta quel “vivere e testimoniare la fede come pertinente alle esigenze della vita” che è l’essenziale della nostra esperienza e mancando il quale pure il nostro impegno nella vita pubblica diventerebbe inutile per noi e per tutti? Questo è un problema alla cui soluzione ciascuno di noi con la sua vocazione e con le sue responsabilità è chiamato a dare il proprio contributo. 

La comunione nella fede è una profonda amicizia che tende per natura alla concordia. Può essere inevitabile che non ci si arrivi, ma non si vede perché se ne dovrebbe gioire e sentirsi per questo “cattolici adulti”. E’ qualcosa che dispiace e che a mio avviso deve sempre andare di pari passo con un dialogo orientato non tanto ad arrivare alla scelta “giusta” o più ufficiale delle altre, il che sarebbe equivoco, quanto a una reciproca comprensione dei motivi per cui, pur a partire da una condivisa idea e da un condiviso metodo di affronto dei problemi comuni, si è giunti a giudizi e quindi a scelte differenti.



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COMMENTI
24/01/2013 - si può uscire allo scoperto (lucia olivieri)

Finalmente possono uscire allo scoperto i tanti che in questi anni hanno lavorato nel PD, nell'UDC o nella Lega, senza sentirsi degli eretici solo perché non aderivano alla corrente politica di Formigoni. Spero che tante ambiguità, di cui noi siamo stati i primi responsabili e che per delicatezza non elenco, possano sparire definitivamente. Esprimo gratitudine e affetto a chi ci guida anche in questa situazione con paternità, una paternità che ha a cuore la libertà e la responsabilità del figlio.

 
18/01/2013 - Vorrei continuare a gioire (Piero Costa)

Caro Roby, ti ringrazio per questo tuo articolo che condivido ma non mi conforta. Condivido quando dici che non ci sarà da gioire e non potremo definirei "cattolici adulti" allorquando dopo il voto del 24 e 25 febbraio risulterà evidente che molti nel movimento avranno fatto scelte differenti. Ma, appunto, non mi conforta affatto sapere che non ci sarà di che gioire. Ciò che mi ha sempre fatto gioire nella mia lunga militanza politica (come tu ben sai) non è mai stato vincere le battaglie ma fare le battaglie in nome dell'unità che mi legava, e tuttora mi lega, ai miei amici. È in nome di questa unità impegnarsi, ventre a terra, per sostenere persone che ne condividono le ragioni di fondo, a prescindere dalle circostanze e dalla caoticità del momento politico che si sta attraversando. Un abbraccio

 
18/01/2013 - commento (Sergio Galli)

Povero Giussani a vedere la classe dei nostri politici, si rivolta nella tomba!

 
18/01/2013 - Non mi convince (Gianni MEREGHETTI)

Non mi convince la conclusione, non mi convince. Mi sembra che la realtà indichi un altro aspetto e cioè che ciò cui tende la comunione sia la presenza, è lì la verifica della verità di ciò cui ognuno tende, sta nella presenza dentro la società, nell'impegno con il mondo. Io vedo che nella realtà la questione non sia quella della concordia che riduce la comunione a questione di mediazione politica, ma nella sfida alla presenza. La questione è interessante, perchè siamo come nel 1976 posti di fronte alla scelta, tra utopia e presenza, e ciò che verifica da che parte uno vada non è la concordia ma se ciò che uno porta cambia la realtà, se la fede incide sulla realtà, prendendo sul serio le esigenze di cui l'uomo vive.

 
17/01/2013 - Unità e libertà (Diego Perna)

Se non votiamo tutti allo stesso modo e non ci presentiamo tutti con lo stesso partito, le cose sono due: forse non esiste un partito che ci rappresenti tutti e forse non è mai esistito anzi, senza forse, oppure non è giusto decidere tutti di votare lo stesso partito. Nell'uno e nell'altro caso mi pare bellissimo e non ci vedo nessuno scandalo. Buona serata e buona fortuna

 
17/01/2013 - Obbligati ad essere uniti e liberi (claudia mazzola)

La parola "Obbligo" di libertà, ci sta molto meglio che diritto, perchè viene da un altro.

 
17/01/2013 - Siamo obbligati ad essere liberi (Giuseppe Crippa)

Vorrei ringraziare Luigi Patrini, che non ho il piacere di conoscere personalmente, per il suo “siamo obbligati ad essere liberi” che sintetizza perfettamente il motivo per cui non ho mai accettato di aderire ad un partito che non fosse strutturato in modo democratico al suo interno.

 
17/01/2013 - Dobbiamo ancora camminare (Pietro Dri)

Se l'unità è il segno più efficace della Sua presenza nel mondo, faccio fatica a capire perché questo non debba applicarsi anche al tormentato campo della politica. Dolore quindi per scelte che divergono. Credo ci sia un cammino ancora da fare per meglio capire che la sequela a Cristo può implicare prudenza e a volte rinuncia a posizioni personali magari ritenute "giuste".

 
17/01/2013 - mancanza di unità di tra i capi o nel popolo? (Paolo D'Addario)

La questione dell’unità dei cattolici era già stata affrontata e risolta da Don Sturzo nel 1905 (vedi La Croce di Costantino cap. I tre discorsi, disc n. 3), ma così è la storia... Venne la DC soggiogata dall’idea comunista ad esprimersi in mediocre statalismo invece di autentico cattolicesimo liberale fondato sulla solidarietà, sulla sussidiarietà e sul cooperativismo (vedi le casse rurali) ed oggi ne paghiamo ancora le conseguenze. Il popolo di Cl si è trovato ad esprimere l’unità della scelta politica attraverso una rappresentanza diretta in Lombardia ed il principio do ut des nelle altre regioni. In nessuno dei due casi è prevalsa l’affermazione dei principi e dei valori non negoziabili, nel primo caso alla fine è prevalso il personalismo (anche se di cose buone ne sono state fatte tante), nel secondo un rapporto legato a quanto stabilito dai patti e quindi senza vera prospettiva politica. Se così è andata non è certo colpa del popolo ma dei capi che anche di fronte alle perplessità del popolo, hanno sostenuto che la scelta era basata sui valori e principi difesi e non vi era alternativa, che la politica era troppo complessa e non poteva capire il popolo e perciò non poteva che demandare e seguire. Le divisioni politiche rischiano di essere l’esito di scelte personalistiche di chi però ha usato il sostegno del popolo per essere dove è, ma niente hanno a che vedere con l’unità di giudizio del popolo.

 
17/01/2013 - Grazie (Luigi PATRINI)

Quello che scrivi è un aiuto a capire meglio quello che è il senso profondo del ritornello di un salmo: "La parola del Signore è verità e libertà la sua legge". Ti ringrazio perché ci aiuti anche con le tue osservazioni a capire meglio che noi "siamo obbligati ad essere liberi", perché Dio vuole avere a che fare con uomini liberi, liberi perché godono del rapporto con Lui. Tutta la vita, in fondo, cos'altro è se non la ricerca di questa Libertà? Quasi un anticipo della condizione con cui il catechismo di S. Pio X definiva la condizione del Paradiso, in cui, dopo aver "conosciuto, amato e servito Dio in questa vita" potremo finalmente "goderlo per tutta l'eternità". "Il mio cuore è lieto, perché Dio vive": per questo solo possiamo (e dobbiamo) essere liberi, cioè essere in letizia.

 
17/01/2013 - stiamo insieme in alto ti porta un Altro (maria gonano)

Grazie, il cammino diventa sempre più chiaro. Leo Aletti