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Politica

CL & POLITICA/ Robi Ronza: l'unità vien prima delle nostre scelte differenti

Continua il dibattito sul tema Cl e politica aperto su queste pagine. Interviene ROBI RONZA, prendendo le mosse dalla lettera del Papa alla Fraternità di Comunione e Liberazione

Julián Carrón, presidente di Cl (InfoPhoto)Julián Carrón, presidente di Cl (InfoPhoto)

Personalmente ritengo che per proseguire positivamente la riflessione cui invita la Nota di Comunione e Liberazione sulla situazione politica e in vista delle prossime scadenze elettorali, pubblicata lo scorso 2 gennaio, sia utile prendere innanzitutto le mosse da come il Magistero vede Cl e da che cosa pro bono Ecclesiae si attende dal movimento. A questo proposito mi sembra fondamentale la lettera che l’11 febbraio 2002, 20esimo anniversario del riconoscimento pontificio della Fraternità di Comunione e Liberazione, Giovanni Paolo II scrisse a mons. Luigi Giussani. 

In tale documento  il  Papa osserva tra l’altro che il “dialogo permanente con Cristo, alimentato dalla preghiera personale e liturgica, è stimolo per un’attiva presenza sociale, come testimonia la storia del movimento e della Fraternità  di Comunione e Liberazione”.  E continua dicendo che “La vostra è, in effetti, storia anche di opere di cultura, di carità, di formazione e, nel rispetto della distinzione tra le finalità della società civile e della Chiesa, è anche storia di impegno nel campo politico, un ambito per sua natura ricco di contrapposizioni, in cui arduo risulta talvolta servire fedelmente  la causa del bene comune”. 

Come già altrove ebbi modo di scrivere, ciò significa che il Papa giudica positiva la scelta di Cl per un impegno in ogni ambito della vita civile, anche a costo di correre il rischio di una presenza laddove “arduo risulta talvolta servire fedelmente la causa del bene comune”. E’ nel medesimo tempo un’approvazione e un ammonimento. Di entrambe le cose dobbiamo tenere ugualmente conto, tanto più dopo che il 24 marzo 2007, parlando a Roma davanti a piazza San Pietro e a via della Conciliazione gremite da partecipanti al pellegrinaggio promosso dalla Fraternità di Cl, Benedetto XVI ribadì quanto provvidenziale per la Chiesa sia anche oggi il movimento.

Venendo ora in particolare all’impegno nella vita civile, vale la pena di sottolineare che la posizione al riguardo di mons. Giussani e quindi del movimento è sempre stata chiaramente ispirata a quel principio di laicità che – giova ripeterlo ancora una volta – entrò nella storia con Gesù Cristo ed è tipicamente cristiano, tanto e vero che nelle culture di altra matrice (si pensi ad esempio a quelle di matrice musulmana) o non esiste o fatica molto ad affermarsi.

Nella Nota più sopra ricordata si rinvia in proposito al libro Il Movimento di Comunione e Liberazione. Conversazioni con Robi Ronza, Jaca Book, Milano (1976), 1986. Proprio perché ebbi la ventura, o meglio la grazia, di collaborare strettamente alla realizzazione di questa opera - che è la fonte diretta principale riguardo al sorgere e ai primi trent’anni di vita del movimento - per evitare confusioni preferisco non citarlo nei miei scritti. Anche qui dunque non lo citerò, limitandomi ad invitare tutti alla lettura in particolare delle pagine (118-121 dell’edizione del 1986; 194-198 dell’edizione del 1976) cui molto opportunamente la Nota in questione fa riferimento. Il libro non è oggi reperibile nelle librerie, ma se ne può raggiungere senza difficoltà l’edizione telematica “sfogliabile” sul sito  scritti.luigigiussani.org.


COMMENTI
24/01/2013 - si può uscire allo scoperto (lucia olivieri)

Finalmente possono uscire allo scoperto i tanti che in questi anni hanno lavorato nel PD, nell'UDC o nella Lega, senza sentirsi degli eretici solo perché non aderivano alla corrente politica di Formigoni. Spero che tante ambiguità, di cui noi siamo stati i primi responsabili e che per delicatezza non elenco, possano sparire definitivamente. Esprimo gratitudine e affetto a chi ci guida anche in questa situazione con paternità, una paternità che ha a cuore la libertà e la responsabilità del figlio.

 
18/01/2013 - Vorrei continuare a gioire (Piero Costa)

Caro Roby, ti ringrazio per questo tuo articolo che condivido ma non mi conforta. Condivido quando dici che non ci sarà da gioire e non potremo definirei "cattolici adulti" allorquando dopo il voto del 24 e 25 febbraio risulterà evidente che molti nel movimento avranno fatto scelte differenti. Ma, appunto, non mi conforta affatto sapere che non ci sarà di che gioire. Ciò che mi ha sempre fatto gioire nella mia lunga militanza politica (come tu ben sai) non è mai stato vincere le battaglie ma fare le battaglie in nome dell'unità che mi legava, e tuttora mi lega, ai miei amici. È in nome di questa unità impegnarsi, ventre a terra, per sostenere persone che ne condividono le ragioni di fondo, a prescindere dalle circostanze e dalla caoticità del momento politico che si sta attraversando. Un abbraccio

 
18/01/2013 - commento (Sergio Galli)

Povero Giussani a vedere la classe dei nostri politici, si rivolta nella tomba!

 
18/01/2013 - Non mi convince (Gianni MEREGHETTI)

Non mi convince la conclusione, non mi convince. Mi sembra che la realtà indichi un altro aspetto e cioè che ciò cui tende la comunione sia la presenza, è lì la verifica della verità di ciò cui ognuno tende, sta nella presenza dentro la società, nell'impegno con il mondo. Io vedo che nella realtà la questione non sia quella della concordia che riduce la comunione a questione di mediazione politica, ma nella sfida alla presenza. La questione è interessante, perchè siamo come nel 1976 posti di fronte alla scelta, tra utopia e presenza, e ciò che verifica da che parte uno vada non è la concordia ma se ciò che uno porta cambia la realtà, se la fede incide sulla realtà, prendendo sul serio le esigenze di cui l'uomo vive.

 
17/01/2013 - Unità e libertà (Diego Perna)

Se non votiamo tutti allo stesso modo e non ci presentiamo tutti con lo stesso partito, le cose sono due: forse non esiste un partito che ci rappresenti tutti e forse non è mai esistito anzi, senza forse, oppure non è giusto decidere tutti di votare lo stesso partito. Nell'uno e nell'altro caso mi pare bellissimo e non ci vedo nessuno scandalo. Buona serata e buona fortuna

 
17/01/2013 - Obbligati ad essere uniti e liberi (claudia mazzola)

La parola "Obbligo" di libertà, ci sta molto meglio che diritto, perchè viene da un altro.

 
17/01/2013 - Siamo obbligati ad essere liberi (Giuseppe Crippa)

Vorrei ringraziare Luigi Patrini, che non ho il piacere di conoscere personalmente, per il suo “siamo obbligati ad essere liberi” che sintetizza perfettamente il motivo per cui non ho mai accettato di aderire ad un partito che non fosse strutturato in modo democratico al suo interno.

 
17/01/2013 - Dobbiamo ancora camminare (Pietro Dri)

Se l'unità è il segno più efficace della Sua presenza nel mondo, faccio fatica a capire perché questo non debba applicarsi anche al tormentato campo della politica. Dolore quindi per scelte che divergono. Credo ci sia un cammino ancora da fare per meglio capire che la sequela a Cristo può implicare prudenza e a volte rinuncia a posizioni personali magari ritenute "giuste".

 
17/01/2013 - mancanza di unità di tra i capi o nel popolo? (Paolo D'Addario)

La questione dell’unità dei cattolici era già stata affrontata e risolta da Don Sturzo nel 1905 (vedi La Croce di Costantino cap. I tre discorsi, disc n. 3), ma così è la storia... Venne la DC soggiogata dall’idea comunista ad esprimersi in mediocre statalismo invece di autentico cattolicesimo liberale fondato sulla solidarietà, sulla sussidiarietà e sul cooperativismo (vedi le casse rurali) ed oggi ne paghiamo ancora le conseguenze. Il popolo di Cl si è trovato ad esprimere l’unità della scelta politica attraverso una rappresentanza diretta in Lombardia ed il principio do ut des nelle altre regioni. In nessuno dei due casi è prevalsa l’affermazione dei principi e dei valori non negoziabili, nel primo caso alla fine è prevalso il personalismo (anche se di cose buone ne sono state fatte tante), nel secondo un rapporto legato a quanto stabilito dai patti e quindi senza vera prospettiva politica. Se così è andata non è certo colpa del popolo ma dei capi che anche di fronte alle perplessità del popolo, hanno sostenuto che la scelta era basata sui valori e principi difesi e non vi era alternativa, che la politica era troppo complessa e non poteva capire il popolo e perciò non poteva che demandare e seguire. Le divisioni politiche rischiano di essere l’esito di scelte personalistiche di chi però ha usato il sostegno del popolo per essere dove è, ma niente hanno a che vedere con l’unità di giudizio del popolo.

 
17/01/2013 - Grazie (Luigi PATRINI)

Quello che scrivi è un aiuto a capire meglio quello che è il senso profondo del ritornello di un salmo: "La parola del Signore è verità e libertà la sua legge". Ti ringrazio perché ci aiuti anche con le tue osservazioni a capire meglio che noi "siamo obbligati ad essere liberi", perché Dio vuole avere a che fare con uomini liberi, liberi perché godono del rapporto con Lui. Tutta la vita, in fondo, cos'altro è se non la ricerca di questa Libertà? Quasi un anticipo della condizione con cui il catechismo di S. Pio X definiva la condizione del Paradiso, in cui, dopo aver "conosciuto, amato e servito Dio in questa vita" potremo finalmente "goderlo per tutta l'eternità". "Il mio cuore è lieto, perché Dio vive": per questo solo possiamo (e dobbiamo) essere liberi, cioè essere in letizia.

 
17/01/2013 - stiamo insieme in alto ti porta un Altro (maria gonano)

Grazie, il cammino diventa sempre più chiaro. Leo Aletti