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Politica

CL & POLITICA/ Borghesi: la Dc è finita, ora per unire bisogna "distinguere"

Giulio Andreotti (InfoPhoto)Giulio Andreotti (InfoPhoto)

Di fronte ad un panorama politico variegato, in cui nessuna forza può corrispondere pienamente al pensiero sociale cristiano, si impone la maturazione di un giudizio politico che tenga conto della molteplicità di fattori che concorrono al bene comune: dai cosiddetti valori non negoziabili, alla tutela e promozione del lavoro e della fasce sociali più deboli, alla politica estera mirata alla pace nel quadro del Mediterraneo. 

Il giudizio cristiano è qui un giudizio “laico” che non isola alcuni valori rispetto ad altri – finendo così strumentalizzato − ma li unisce nel quadro di un bene comune complessivo, tale da superare la dialettica manichea tra destra e sinistra. Il comunicato di Cl consente di arrivare a questo giudizio “laico-cristiano” nella misura in cui distingue  tra impegno politico personale ed appartenenza ecclesiale al movimento. Se la persona è una gli ambiti sono però diversi e il confonderli è causa di non pochi equivoci. Occorre distinguere per unire. Come afferma il Vaticano II: «È di grande importanza, soprattutto in una società pluralista, che si abbia una giusta visione dei rapporti tra la comunità politica e la Chiesa e che si faccia una chiara distinzione tra le azioni che i fedeli, individualmente o in gruppo, compiono in proprio nome, come cittadini, guidati dalla loro coscienza cristiana, e le azioni che essi compiono in comunione con i loro pastori» (Gaudium et spes, 76).

La Gaudium et spes riprende idealmente la grande lezione di Jacques Maritain il quale in Umanesimo integrale distingueva tra l’agire in quanto cristiano e l’agire da cristiano. Nel primo caso il credente impegna direttamente la Chiesa, come nel caso della difesa della libertà religiosa, nelle questioni bioetiche, in quelle concernenti la famiglia, l’educazione, ecc. Nel secondo il cristiano rischia se stesso, la sua coscienza e competenza in un giudizio storico-politico contingente che non può avere alcuna pretesa di assolutezza. Può solo sperare di fornire un valido contributo al bene comune senza per questo legittimarlo con coperture ecclesiali. Certo nella misura in cui questa distinzione viene consapevolmente assunta, la sfida si fa più alta. In fondo era semplice, per il militante di un tempo, abbracciare in una visione unitaria il pubblico ed il privato, l’appartenenza al movimento e quella di una forza politica pensata come corrispondente. Il pluralismo odierno obbliga, da un lato, a ritrovare le motivazioni dell’unità nell’esperienza della fede e non in una comunanza  ideologica e, dall’altro, a rilanciare un processo formativo capace di suggerire criteri ideali di orientamento pubblico, un pensiero sull’Italia nel quale i singoli politici “cristiani” che provengono da una stessa storia possano riconoscersi in un terreno comune che possa essere condiviso e partecipato con altri.

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COMMENTI
28/01/2013 - La DC è finita e con ciò? (Carlo Buora)

Detto questo ci sono le seguenti considerazioni sull’attuale momento politico: - Lo stato ha una importanza economica tale da indurre molti a lottare per il suo controllo per motivi squisitamente economici. Questo senza considerare la corruzione ma solo e semplicemente come esercizio della autorità di nomina e di gestione. - La pressione censoria della società nei confronti del cristianesimo è tale da indurre a considerare scandaloso il seguire in modo ragionato le indicazioni autorevoli. Di qui una diffusa tentazione mimetica oggi quasi irresistibile. - Nessuno dei partiti oggi esistenti si preoccupa del principio cristiano indicato all’inizio. Diverso però è il grado tra i partiti in cui l’opposto principio (lo statalismo) è dottrina esplicita e strutturalmente adottata nella loro cultura e prassi. - Proprio il fatto che l’impegno politico dei membri di CL è una libera scelta personale, CL può altrettanto liberamente dare indicazioni di voto anche a prescindere dall’impegno di alcuni o tutti dei suoi “politici”. - Anche se per qualsiasi motivo l’autorità del movimento non desse indicazioni ragionate esplicite, il criterio della autorità sopra indicato mantiene intatta la sua validità.

 
24/01/2013 - Forse oltre alla DC c'era qualcos'altro (Carlo Buora)

Il giudizio politico è un giudizio di convenienza, di che cosa più convenga alla chiesa perché la libertà dell’annuncio e della missione sia meno ostacolata. Importante poi è il metodo con cui questo giudizio viene raggiunto. Per chi è di CL questo metodo non sono le proprie opinioni ma, se ci sono, le indicazioni dell’autorità del movimento. Il sacrificio delle proprie opinioni non è affatto richiesto ciecamente o senza offrire ragioni. Nella storia del movimento sempre si è dato il massimo spazio alle ragioni di una scelta piuttosto che di un’altra, anche perché le motivazioni delle ragioni sono esse stesse lo spunto di una testimonianza in un momento sensibile come il periodo elettorale. E quando pur affermando le ragioni gli esiti si rivelano ambigui o inadeguati, l'esistenza delle ragioni ne permette un più veloce e cosciente tentativo di correzione. Dal punto di vista dell’efficienza politica, si può inoltre affermare che il criterio di seguire le indicazioni in modo unitario permette anche la massima efficacia pratica. Un elettorato “cristiano” sperso dietro alle sollecitazioni degli altri non farà mai passare alcune delle proprie ragioni. E’ questa la triste situazione della cristianità italiana attuale. E’ meglio una unità “rissosa” che la vuota illusione di aver votato la parte “giusta”.

 
20/01/2013 - egemonia (paolo intino)

Non so voi, ma io scopro all'improvviso che ho privilegiato il mio, il ns progetto, alla conoscenza di Cristo.

 
18/01/2013 - CL & POLITICA/ Borghesi: la Dc è finita (Sergio Galli)

Povero Giussani, a vedere la classe politica di oggi, si rivolterebbe nella tomba...

 
18/01/2013 - Sturzo (Paolo Tritto)

Oltre a condividerlo, l’intervento di Borghesi mi entusiasma. È stata l’intuizione iniziale e dirompente di Sturzo. Il quale, come ricorderà lui stesso alla fine del suo lunghissimo esilio, un giorno del 1918 fu convocato dal Segretario di Stato vaticano card. Gasparri per verificare l’opportunità di un suo impegno politico. Scrive Sturzo: «Quella sera subii un vero interrogatorio stringente, e durante alcuni minuti pensai che la causa era perduta. […] Di punto in bianco il cardinale mi domandò che avrei fatto se il congresso avesse deciso di collaborare con i capi socialisti Turati e Treves. Io risposi francamente: “Sono pronto a collaborare anche con essi; non ne sarei impaurito”. Mi sembrò che la causa fosse perduta; invece il cardinale disse, sorridendo sarcasticamente: “Ad ogni modo meglio Turati che Sonnino; andate avanti e fate ciò che il congresso vi dirà di fare, ma ricordatevi che la responsabilità è vostra. La Chiesa e l’Azione Cattolica non saranno mai implicate in una politica di parte. Se sbagliate la colpa ricadrà su di voi”» (The Commonweal, New York, 28 gennaio 1944). Naturalmente, ciò significa che, nel caso uno sbagli, da un lato la colpa ricade esclusivamente su di lui, ma dall’altra non ci si deve scandalizzare dell’errore. Nemmeno se a sbagliare sia Formigoni, nemmeno nel caso a qualcuno come me salti in testa di votare Barbara Matera. Omnia munda mundis (Questa frase mi piace moltissimo).

 
18/01/2013 - Cl e politica (ottavio di stanislao)

"Che la fede ci unisca, che la politica non ci divida". Mi è tornata in mente questa frase scritta su un cartello nella sede romana di Cl negli anni '70; credo fosse di Saverio Allevato. Negli anni 80 ricordo Giussani ripetere spesso un concetto: "siamo fratelli, abbiamo una stessa origine che ci unisce ma possiamo fare cose diverse..". La politica, come tutta la realtà, è il luogo dove esercitare il dono del discernimento, dove giocarsi con libertà e responsabilità, ... senza reti. Spero che in futuro nessuno più subisca l'ostracismo perché fa scelte politiche non riconducibili ad un modello indicato dall'alto ... mentre si indica di votare Barbara Matera (europeee 2009).

 
18/01/2013 - La DC è finita o non siamo mai iniziati noi? 2 (CARLA VITES)

Si demandava a visioni "illuminate", ma di esclusiva matrice "politica", le linee operative di una presenza. In realtà l’opportunità di stare "compatti" in quegli anni era esclusivamente finalizzata a restare se stessi: in maniera confusa, ma in difensiva della dottrina sociale della chiesa. Oggi resta il problema di un’identità, mai veramente messa a fuoco fino in fondo, perché questo non è mai scontato per nessuno, tantomeno per un cristiano: vediamo il Papa che invoca un Anno della Fede! La vecchia cultura comunista comunque è finita: non riuscendo a scegliere se diventare socialdemocratica o liberale, si è incamminata verso un orizzonte nichilista. L’estrema diversità di posizioni al suo interno, dai popolari ai comunisti, la costringe SOSTENERE TUTTO E IL CONTRARIO DI TUTTO: a favore e contro la NATO, la guerra del Kosovo e quella dell’Iraq. Ambigua sulla riforma delle pensioni e la flessibilità del mercato. Un giorno garantista e il giorno dopo giustizialista. Permissiva e proibizionista sulla droga. Aperturista e censoria sull’ingegneria genetica. Amica dei poveri e dei padroni, dei gay e della Chiesa, dei diritti umani e di Castro.

 
18/01/2013 - La DC è finita o non siamo mai iniziati noi? (CARLA VITES)

C’è un passo dell’ultimo libro di Adornato che ben spiega quello che è accaduto nel mondo cattolico, anche ‘movimentista’, anche il più ispirato post-sessantottino e post-conciliare: “La componente cattolica e quella marxista trovavano la loro simbiosi nella denuncia dello spirito capitalista negatore della promozione umana”. Non è soltanto una questione di guerra fredda, che senz’altro ha inciso, ma è stata una questione di ‘smarrimento’ di un’identità. Non a caso tutti gli anni Sessanta sono attraversati dal fenomeno rodaniano-balbiano del cattocomunismo, fenomeno che ancora non ha finito di vivacchiare all’interno delle fila della Chiesa. Questo non vuol dire chiusura alla libera pluralità delle scelte, ma semplicemente domandarsi chi si è veramente prima di farle queste scelte. Cosa c’entriamo noi cattolici con Bersani? L’illusione a suo tempo così ben svelata da Del Noce di alcuni gruppi di cristiani impegnati di poter scindere il marxismo scientifico, cioè il materialismo puro e duro, dal marxismo scientifico o teorico, cioè la sua capacità di una ‘corretta’ analisi economico sociale della storia è una pura illusione. Negli ani Sessanta, a mio avviso, il Movimento ha dovuto stringersi sul candidato quasi ‘unico’ non tanto per strategia elettorale, bensì per carenza di chiarezza su cosa fosse il cristiano e la cultura cristiana ‘capace di giudizio’. Erano veramente pochi quelli che ritenevano il cristianesimo capace di un giudizio suo proprio su tutto il reale. Ancora?