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Politica

TREMONTI/ Il governo Monti ha fatto fascismo finanziario

Secondo Tremonti, i tecnici, rispetto a come l’avevano trovata nel 2011, hanno radicalmente peggiorato la situazione, sul fronte della disoccupazione e della crescita

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Durissimo l’attacco dell’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, all’attuale premier a al suo governo. Ospite di Radio 24, Tremonti, che attualmente capeggiala Lista Lavoro e Libertà, praticamente in simbiosi con la Lega Nord, e collocata nella coalizione di centrodestra, ha detto che, rispetto a come l’avevano trovata nel 2011, i tecnici hanno radicalmente peggiorato la situazione, sul fronte della disoccupazione, della crescita, del bilancio pubblico e dei soldi alle imprese. Tremonti, poi, ha dato una sua particolare interpretazione delle ragioni che hanno portato all’insediamento dell’attuale esecutivo, sostituitosi a quello che era stato espresso dalla maggioranza parlamentare democraticamente eletta nel 2008. «Il governo tecnico è nato dalla paura perché solo facendo paura si poteva creare un governo così, unico nella storia della democrazia occidentale: in Grecia hanno votato, in Spagna hanno votato, in Irlanda pure, noi invece per un anno abbiamo avuto una specie di fascismo finanziario con 50 fiducie». Da questo punto di vista, poi, ha fatto presente di avere la coscienza pulita, dato che non ha mai votato un solo decreto del governo. Su La7, invece, ha attaccato sul fronte del redditometro. L’attuale governo dà a quello precedente la colpa della sua introduzione, Berlusconi, i tutte le trasmissioni televisive in cui ha fatto campagna elettorale,ha incolpato Monti. L’ex ministro, dal canto suo, ha dichiarato che «sul redditometro Monti è un bugiardo». Precisando i termini della questione, ha fatto presente che nel 2010 era stato introdotto il nuovo strumento perché già ne esistevano uno analogo che, tuttavia, era connotato da una serie di distorsioni tra «l'arcaico e il folcloristico. Il nuovo redditometro dava una delega al governo per adattarlo alla nuova realtà della società». Poi,ha aggiunto: «era un decreto legge che non aveva effetti se non di delega e gli effetti li avrebbe presi con un decreto ministeriale. Per un anno Berlusconi non ha fatto il decreto perché l'economia peggiorava, non c'era bisogno di creare altro caos e soprattutto non c'era la necessità o l'urgenza di quel nuovo strumento».