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ELEZIONI 2013/ La grande coalizione Pdl-Pd? E’ possibile in un solo caso...

Pubblicazione:sabato 19 gennaio 2013

Angelino Alfano (Pdl) e Pier Luigi Bersani (Pd) (InfoPhoto) Angelino Alfano (Pdl) e Pier Luigi Bersani (Pd) (InfoPhoto)

L’impressione è che le elezioni non serviranno tanto a indicare con chiarezza chi sarà, nei prossimi anni, a governare l’Italia quanto, piuttosto, a definire i futuri assetti parlamentari, i rapporti di forza tra i partiti, e lo schema di ripartizione di eventuali poltrone. E’ ormai noto che al Senato, complice una legge elettorale che assegna il premio di maggioranza su base regionale, non vincerà nessuno. Gli unici margini d’azione concessi al centrosinistra, che si accingere a risultare la forza più ampia, consisteranno del decidere se e quanto peso attribuire al proprio alleato nel prossimo esecutivo. Quel che è certo, è che un alleato dovrà esserci. Se sarà il centro montiano o il Pdl dipenderà dai voti effettivi che questi avranno preso. Abbiamo fatto il punto sulla situazione con Paolo Pombeni, docente di Storia dei Sistemi politici  nell’Università di Bologna.  

Quale sarà lo scenario post-elettorale?

Una coalizione ampia è la più probabile delle ipotesi. Difficile pensare che un’aggregazione compatta sia in grado di vincere sia alla Camera che al Senato. Ma, anche posto che vinca in entrambi i rami del Parlamento, ciò non sarebbe sufficiente per governare il Paese. Non è un caso che Bersani, che secondo le previsioni attuali si appresta a vincere, abbia fatto presente anche laddove guadagnasse il 51% governerebbe come se avesse solo il 49%. Del resto, chi ha un minimo di senso politico, non può pensare di governare in questa situazione con una maggioranza risicata.

Che situazione?

La crisi economica, anzitutto, è tutt’altro che superata. E il nuovo governo dovrà far accettare agli italiani non tanto degli ulteriori sacrifici (che, in genere, si fanno nella prospettiva che il contesto torni alla normalità) quanto il fatto che non si tornerà per molti anni all’elevato tenore di vita precedente alla crisi. In questa situazione, occorre poter contare su un Parlamento dove non si viva tutti i giorni in condizioni d’agguato.

Enrico Letta negli Usa e Stefano Fassina in Gran Bretagna hanno cercato di rassicurare i protagonisti del mondo della finanza circa eventuali derive radicali o antieuropeiste, ieri Bersani ha detto di non credere alla patrimoniale. Qual è il loro scopo?

In linea di massima, l’obiettivo è quello di far intendere che la coalizione sarà tutt’altro che rivoluzionaria ma che, come Bersani ha spesso affermato, potrebbe cercare l’accordo con il centro moderato.

E’ una strada percorribile?


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