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PROCESSI BERLUSCONI/ Taormina: rinvio negato? Motivi politici e personali dei pm

Silvio Berlusconi è imputato a Milano in tre processi, ma solo un collegio ha accettato di rinviare l'udienza a dopo le elezioni. CARLO TAORMINA spiega come sia stato possibile

Silvio Berlusconi (InfoPhoto) Silvio Berlusconi (InfoPhoto)

I giudici della Corte d'Appello di Milano hanno respinto la richiesta avanzata dai legali di Silvio Berlusconi, imputato per il caso Mediaset, di sospendere il processo a dopo le elezioni. Prima di oggi, la difesa del Cavaliere aveva richiesto altri due rinvii: il primo, riguardante il processo Ruby, è stato respinto lunedì scorso, mentre il secondo è stato accolto ieri al processo sul caso intercettazione Fassino-Consorte. “La situazione a Milano nei processi al presidente Berlusconi è ormai insostenibile e fuori da ogni logica", ha dichiarato Niccolò Ghedini, legale dell'ex premier. “Tali decisioni di inusitata gravità – ha aggiunto l’avvocato - dimostrano l'impossibilità di difendersi serenamente a Milano. Si ricordi che si sarebbe trattato di rinviare, sospendendo la prescrizione, processi che durano da svariati anni, di poco più di un mese". Rimane dunque un'unica domanda, conclude Ghedini, “a cui le alte cariche dello Stato e l'organo dell'autogoverno della magistratura dovrebbero rispondere: perché si vogliono continuare i processi al presidente Berlusconi durante la campagna elettorale? Per chi conosce la storia la risposta è facile”. IlSussidiario.net ha chiesto un commento a Carlo Taormina, ex sottosegretario agli Interni e avvocato, anche dello stesso Berlusconi fino al 2008.

Come giudica quanto avvenuto?

E’ opportuno innanzitutto dire che stiamo parlando di regole non scritte che consigliano, quando vi è una campagna elettorale, di sospendere o comunque di rinviare i processi proprio per non influenzare l’attività politica di personaggi noti. 

Un eventuale rinvio avrebbe potuto in qualche modo interferire con il processo?

Non esiste alcuna ragione di pregiudizio per i processi perché, per legge, nel momento in cui è l’imputato ad avanzare la richiesta di rinvio di un processo, vengono sospesi i termini di prescrizione. L’amministrazione della giustizia, quindi, non subisce di fatto alcun danno. Detto ciò, nel momento in cui il rinvio non viene concesso è chiaro che lo si fa per partito preso.

Quindi, per esempio, per la Boccassini sarebbe solo un fatto personale?

Non c’è ombra di dubbio sul fatto che si basi su motivazioni politiche e personali.

Però, da quanto ci ha spiegato, Berlusconi non ha diritto al rinvio del processo.

Un diritto non è, visto che l’ultima parola spetta comunque al giudice, però ripeto che ormai la normativa è assestata in modo tale che questo rinvio possa essere agevolmente concesso. Come ho detto, l’unico pregiudizio del processo potrebbe essere quello della decorrenza dei termini di prescrizione, che però rimangono sospesi finché il processo non viene celebrato.

Berlusconi adesso cosa rischia?